E’ una delle più incredibili “slidin’ doors” del calcio.

Questa storia racconta infatti di uno dei più grandi allenatori di tutti i tempi, di qualcuno che è diventato leggenda in due diversi club.

Quando inizia questa storia però il “manager” in questione è già da più di tre anni alla guida di una delle squadre più prestigiose non solo del suo Paese ma di tutta l’Europa e in questi tre anni ha vinto la bellezza di … niente.

Nessun titolo in bacheca.

Nonostante acquisti importanti e costosi.

Nonostante si portasse dietro la fama di “Miglior giovane allenatore” del Paese.

Nonostante il fatto che quando scelse il suo attuale team praticamente tutti i club più importanti lo avevano strenuamente corteggiato.

In fondo pochi anni prima non solo era riuscito a vincere ben tre campionati con nel suo paese d’origine con una squadra considerata al massimo una “outsider” … ma con la stessa squadra è riuscito perfino a trionfare in una competizione europea !

Ora però le cose sono assai diverse.

Nelle ultime 8 partite disputate questo è stato lo score: 4 sconfitte 4 pareggi 0 vittorie.

La squadra sta scivolando verso le zone pericolose della classifica.

Per questo glorioso club è notte fonda.

Ma di chi stiamo parlando ?

La squadra in questione è il Manchester United e il suo manager è Alex Ferguson.

Quando Alex Ferguson arrivò nel novembre del 1986 i tifosi dei Red Devils lo festeggiarono come l’arrivo del Messia, dell’uomo cioè finalmente capace di riportare il Club ai livelli di ormai due decadi prima.

Di quel team che sotto la sapiente guida di Sir Matt Busby arrivò in una serata di maggio del 1968 sul tetto d’Europa.

Quello che sembrava l’inizio di un regno solido e duraturo fu invece l’ultimo fuoco di un team che si spense con la velocità con cui il suo giocatore più rappresentativo, George Best, iniziava la sua folle corsa autodistruttiva.

Ma da quel giorno di novembre, pensavano i tifosi dello United, tutto sarebbe cambiato.

Alex Ferguson, questo coriaceo scozzese di Glasgow, in fondo era stato capace di fare con il “piccolo” Aberdeen quello che nessuno degli allenatori che si erano succeduti a Matt Busby era mai riuscito a fare: vincere un campionato (ben tre per la precisione) o una coppa europea, esattamente la Coppa delle Coppe e battendo in finale nientemeno che il poderoso Real Madrid.

Ora però il tempo si stava esaurendo.

I tifosi del settore più caldo dell’Old Trafford, quelli dello Stretford End, già da qualche settimana avevano espresso il loro giudizio definitivo “3 Years of Excuses and It’s Still Crap.” …3 anni di scuse e facciamo sempre pena. I cori “Fergie out” sono sempre meno isolati e anche il Presidente Martin Edwards pare ormai avere perso la pazienza.

L’unico che continua a difendere a spada tratta l’operato di Ferguson è Sir Bobby Charlton, ancora assai influente nelle stanze di comando dell’Old Trafford … ma ormai sempre più isolato.

Si arriva così al 7 gennaio del 1990.

Si gioca il 3° turno di FA CUP, notoriamente il primo dove entrano in campo le squadre di First Division.

Il Manchester è al momento 15mo in campionato, pericolosamente vicino alla zona retrocessione ed è già uscito dalla Coppa di Lega per mano del Totthenam. Un perentorio 0 a 3 all’Old Trafford.

E’ evidente che la Coppa d’Inghilterra è davvero “l’ultima spiaggia” per il manager scozzese.

Il sorteggio poi è stato tutt’altro che benevolo con i Red Devils.

L’avversario è il Nottingham Forest di Brian Clough e per di più si gioca proprio al City Ground,il campo del Forest.

I ragazzi di Clough non hanno più da qualche stagione le risorse e la qualità per competere per il titolo ma si sono ormai specializzati nelle competizioni ad eliminazione.

Nella stagione precedente lo score nelle tre Coppe Nazionali che si disputavano all’epoca in Inghilterra (che ricordiamo non poteva partecipare alle Coppe Europee dopo la tragedia dell’Heysel) è stato il seguente: vincitore in Coppa di Lega, vincitore nella Simod Cup e semifinalisti in FA CUP, sconfitti dal Liverpool nella ripetizione del match della carneficina di Hillsborough.

Per tutta questa serie di motivi di sono addirittura dei bookmakers con accettano più puntate sull’esonero di Alex Ferguson.

Si fanno anzi già i nomi dei possibili successori: Terry Venables, Bobby Robson e lo stesso Brian Clough.

Il Manchester United si presenta in campo con una formazione coraggiosa.

Non ci sono ali di ruolo, ma centrocampisti di peso e di corsa come Blackmore, Phelan e Beardsmore che sostituisce il leader e capitano Bryan Robson infortunato ma anche tre attaccanti puri come Mark Hughes, Brian Mc Clair e il giovane Mark Robins.

Nelle file del Forest giocatori del valore di Stuart Pearce, Gary Crosby e di Nigel Clough centravanti e figlio di Brian.

Il Manchester United ha il pallino del gioco ma non riesce a creare particolari pericoli.

Il Forest di Clough da sempre ama raccogliersi ordinatamente nella propria metà campo per poi ripartire con le ormai famose trame palla a terra che sono una costante da sempre del gioco di Clough.

Dopo un quarto d’ora del secondo tempo la partita si sblocca.

Lo fa con uno dei gol più curiosi e fortunati che si possano ricordare.

Dalla sinistra Hughes mette un bel pallone al centro dell’area con uno dei suoi classici tocchi d’esterno.

Sul pallone si avventa il giovane Robins che è in vantaggio su Stuart “Psycho” Pearce, il fortissimo terzino del Forest. Mark Robins rallenta la sua corsa per cercare la coordinazione per la battuta di destro … quando da dietro arriva come una furia Stuart Pearce che lo spinge in avanti.

 Robins, sbilanciato, colpisce così la palla di testa mettendola alle spalle di un esterrefatto Crossley, chiaramente preso in controtempo.

Che il Manchester United sia una squadra con poca autostima si vede chiaramente da quel momento fino alla fine del match.

Red Devils chiusi a riccio nella propria metà campo con le folate del Forest che portano a tu per tu con il portiere Leighton prima Crosby che gli calcia addosso e poi per due volte Jemson che in entrambe le occasioni spara fuori da posizioni invidiabili.

Insomma, con tanta fortuna pare che Alex Ferguson possa portare a casa quella vittoria che se non altro potrebbe fargli guadagnare qualche preziosa settimana.

Ma a tre minuti dalla fine, in uno degli ultimi disperati attacchi, il Forest crea l’ennesima mischia nell’area dello United. Clough Junior (Nigel) alza un pallone di testa in area, Leighton esce ma la sua respinta di pugno è solo un campanile che ricade in verticale proprio sul vertice dell’area piccola. Saltano almeno in quattro su quel pallone vagante. Più in alto di tutti va proprio Nigel Jemson a cui basta un dolce tocco di testa per mettere il pallone nella rete sguarnita.

E’ il pareggio che vorrebbe dire la ripetizione del match.

L’arbitro sta già correndo verso il centro del campo quando si accorge che dalla parte opposta del campo c’è il guardialinee con la bandiera alzata.

I due parlottano per qualche secondo e poi l’arbitro decide che il gol non è valido.

Il Nottingham Forest uscirà dalla Coppa mentre il Manchester United questa Coppa la solleverà sulla scalinata di Wembley dopo aver battuto in finale il Crystal Palace … nella ripetizione del match dopo che nel primo incontro il pareggio di Mark Hughes arrivò a cinque minuti dalla fine dei tempi supplementari.

Fa Cup che fu il primo dei 38 trofei vinti da “Sir” Alex Ferguson nei 23 anni successivi.

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Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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