E’ il 20 settembre 2020.

Il Boston River di Sebastian Abreu è in trasferta sul campo del Danubio, una delle grandi storiche del calcio uruguaiano ma attualmente invischiato nelle zone basse della classifica della Primera Division dell’Uruguay.

Una doppietta di Santiago Palva ha permesso al Danubio di portarsi sul due a zero e a mezz’ora dalla fine le speranze di rimettere in piedi la partita per i “Verdirrojo” del barrio Manga di Montevideo non sono tante.

Al 61mo però un gol di Carlos Adriàn Valdez riapre il match.

Non passa neppure un minuto quando Wiston Fernandez dalla destra lascia partire un cross.

E’ un pallone che arriva dalla trequarti e sul quale di solito una difesa schierata non ha grosse difficoltà.

Stavolta però le difficoltà ci sono eccome.

Perché sul secondo palo è appostato lui, Sebastian “El Loco” Abreu con la sua irrinunciabile maglia numero 13.

Il suo colpo di testa è potente e preciso e va “a morire” all’angolino alla sinistra dell’immobile Salvador Ichazo, portiere del Danubio.

Un bel gol sicuramente ma niente di speciale in sé e per sé.

Almeno all’apparenza.

In realtà di speciale ci sono parecchio cose.

La prima è che Sebastian Abreu è a meno di un mese dal compimento del suo 44mo compleanno.

Di speciale c’è che il Boston River è la 29ma squadra nella quale ha militato nella sua lunga carriera.

Di speciale c’è che è la 28ma nella quale segna un gol ufficiale. (L’unica in cui non ci è riuscito è stata l’Audax Italiano, squadra cilena in cui “El Loco” giocò nel 2018).

Di speciale c’è che dal suo primo gol ufficiale (con il Defensor Sporting) sono passati esattamente 26 anni.

Di speciale c’è che dal suo ultimo gol è passato esattamente un anno. (19 settembre del 2019 contro il Cerro)

Sebastian Abreu è stato uno dei più grandi attaccanti della storia del calcio di questo piccolo e meraviglioso Paese, dove il calcio è come piace a noi … e cioè molto, ma molto di più di un gioco.

POSTILLA

Passano un paio di settimane. E’ il 7 di ottobre.

Il Boston River stavolta gioca in casa contro il Nacional, squadra in testa al campionato.

Dopo quaranta minuti di gioco viene fischiato un calcio di rigore a favore dei padroni di casa.

Sul dischetto (c’erano dubbi ?) si presenta lui, Sebastian Abreu.

E qui c’è un’altra sorpresa.

L’ennesima nella carriera di Abreu.

Tutti si aspettano il suo classico rigore “picado” … il “cucchiaio” come lo chiamiamo qui da noi.

In fondo ha segnato più di trenta calci di rigore tirando in questo modo.

Se lo aspetta anche Sergio Rochet, il portiere del Nacional.

Invece Abreu “apre” il suo piatto sinistro.

Palla a mezz’altezza sulla destra di Rochet.

Finirà uno a uno.

E’ l’ultimo gol ufficiale di Abreu che oggi, 17 ottobre, compie 44 anni.

Sarà l’ultimo davvero ? … noi non ci scommetteremmo …

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Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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