A Glasgow il fiume Kelvin è certamente meno conosciuto del più maestoso Clyde, dove confluisce, ma nel 1888 conobbe un momento di gloria. Lungo le sue sponde, nei pressi del Kelvingrove Park, fu costruita la “città provvisoria” (oggi parleremmo di padiglioni) che ospitò l’expo di quell’anno. Un’opera grandiosa, progettata dall’architetto Joseph Paxton, lo stesso che aveva realizzato la prima esposizione mondiale in assoluto, a Londra nel 1851 al Cristal Palace, edificato in Hyde Park e che diede il nome all’omonima squadra qualche anno dopo.

Glasgow era in concorrenza con altre città industriali come Manchester, che aveva ospitato l’edizione del 1887 dell’expo ed Edimburgo sede di quella del 1886. Doveva apparire la migliore di tutte.Cosìventitré enormi dinamo illuminavano a giorno la zona-fiera, quando nel resto della città molte zone erano ancora completamente al buio o godevano al massimo della fioca luce delle lampade a gas, accese e spente dai lampionari. Era anche necessariooccultare qualsiasi segno di degrado, come i numerosi poveri che la popolavano. Questi non mancavanodi certo e la maggioranza di loro era irlandese.

Alla metà del 1800 una devastante carestia, aggravata da un insensato sfruttamento delle risorse agricole dell’isola da parte del governo inglese, provocò la morte di fame di più di un milione di irlandesi. Altrettanti furono costretti ad emigrare per salvare sé stessi e le proprie famiglie. Alcuni andarono negli Stati Uniti e in Canada, altri in Australia.I più poveri, che non potevano permettersi un così lungo viaggio, dovettero accontentarsi della vicina Glasgow, facilmente raggiungibile in nave. Qui svolgevano i lavori più umili e duri: minatori, operai nei cantieri, muratori. Vivevano in ghetti, discriminati dal resto degli abitanti anche per via della loro fede cattolica, che si contrapponeva a quella protestante e unionista, dominante in città. Erano questi i poveri che lo sfarzo dell’expo doveva mascherare.

Andrew Kerins, irlandese della Contea di Sligo, una delle più colpite dalla carestia,era un bambino   all’epoca e non dimenticò mai le scene a cui aveva assistito. Così quando, nonostante tutto, riuscì a diventare insegnante ed a entrare nella Congregazione dei Fratelli Maristi decise di dedicare gran parte della sua vita ai poveri. Trentenne, nel frattempo aveva assunto il nome di Fratello Walfrid, fu inviato a Glasgow, proprio nella parte più a est della città dove gli irlandesi erano in maggioranza.

In Scozia il calcio era già abbastanza diffuso, la Scottish Football Association era stata fondata il 21 marzo 1873 su iniziativa di otto club il Third Lanarkshire, il Clydesdale, il Dumbreck, l’Eastern, il Granville, il Kilmarnock, il Queen’s Park e il Vale of Leven. Due anni dopo ad Edimburgo fu fondato l’Hibernian Football Club, di chiareorigini irlandesi. A Glasgow però mancava qualcosa del genere, così Fratello Walfrid decise che era giunto il momento di colmare questa lacuna. Con l’aiuto di alcuni laici di buona volontà, gli esponenti più significativi della comunità cattolica, fatta di qualche proprietario di pub, di qualche operaio diventato impresario edile, e di un medico dal cuore grande che curava gratuitamente i suoi poveri pazienti, fondò nel novembre del 1887, nei locali della parrocchia di St.Mary, il Celtic Football Club.

L’idea era quella di utilizzare gli incassi delle partite per aiutare i più poveri, il nome Celtic, al contrario di Hibernian, troppo smaccatamene irlandese,  doveva essere il giusto connubio tra la Scozia e l’Irlanda, mentre i colori non dovevano lasciare trasparire alcun dubbio circa l’origine della squadra: il bianco e il verde. Le prime maglie furono bianche con il colletto verde, poi comparvero le strisce biancoverdiverticali che diventarono più avanti orizzontali (le“hoops”).Lo stemma iniziale era una croce celtica, che diventò con il tempo un quadrifoglio, a richiamare il trifoglio irlandese, simbolo della Santissima Trinità.

In soli sei mesi, grazie all’aiuto di parecchi volontari, fu costruito lo stadio,abbandonato pochi anni dopo, dato che il proprietario del terreno aveva alzato l’affitto da 50 a 450 sterline! Fu qui, all’incrocio a est tra London Road e Springfield Road, a poche centinaia di metri dall’attuale Celtic Park, che si disputò, il 28 maggio 1888 la prima di una delle tante sfide con i rivali di sempre, non solo calcisticamente ma in senso molto più ampio: il Rangers Football Club, la squadra protestante, fondata ben 16 anni prima.

Nonostante la concomitanza dell’expo, che aveva aperto i battenti poche settimane prima e richiamava quotidianamente migliaia di spettatori, quel lunedì sera di fine maggio, con un forte, gelido vento che soffiava dal Clyde, circa duemila persone decisero di assistere a quel match. Tra queste vi era un bambino di nome Dan Drake, classe 1878, che il padre aveva accompagnato al campo, entusiasta insieme al fratello.

Da quella volta, per quasi un secolo, Dan percorse a piedi infinite volte Dalmarnock Street dove abitava, svoltando su Springfield Road, dove il fiume Clyde fa una stretta curva a gomito, arrivando in pochi minuti allo stadio. Ha fatto in tempo ad assistere al trionfo in coppa dei campioni contro l’Inter di Herrera nel 1967 e a contare i nove titoli di fila dal 1966 al 1974, prima di spegnersi nel 1976 a 98 anni.

Pochi anni prima fu intervistato dalla rivista Celtic View, quando si trovava già in una casa di riposo a Roystonhill a Glasgow.  Di quella prima partita aveva vaghi ricordi.Gli spettatori che si arrampicavano sul muro del cimitero di Janefield che confinava con il campo, per avere una visuale migliore. Poi il primo gol del Celtic, che all’inizio giocava a favore di vento.Fu McCallum a segnare da un’azione da calcio d’angolo.Il pareggio di Soutar e il nuovo vantaggio del Celtic con il difensore centrale Kelly appena prima dell’intervallo, ancora da un corner. Le cronache dell’epoca raccontano di una squadra, i Rangers, composta da molte riserve, chiamate “The Swifts”che nel secondo tempo, grazie al vento a favore, si buttarono in avanti,  alla ricerca del pareggio. Ma una tripletta di Maley inframezzata da un gol ancora di Soutar fissò il punteggio sul 5-2 finale.

«I giocatori del Celtic provenivano tutti da squadre diverse, ma sembrava che giocassero insieme da sempre» fu il commento di Dan Drake, ricordando quella prima storica partita. Il quotidiano “The Glasgow Herald” commentava invece in modo profetico: «Sembrerebbe che la neonata squadra di Glasgow, il Celtic FC, abbia un futuro brillante davanti a sé». Era solo un’amichevole, certo, ma come dargli torto?

Le formazioni

Celtic: Dolan, Pearson, McLaughlin, Maley, Kelly, Murray, McCallum, Maley, Madden, Dunbar, Gorevin

Rangers: Nicol, McIntyre, McPherson, Muir, McFarlane, Meikle, Soutar, McKenzie, McLaren, Robb, Wilson.

Dove si trovava il primo stadio del Celtic

La prima maglia

La squadra del 1888

L’intervista al supertifoso Dan Drake

Antonello Cattani
Antonello Cattani

Dire che sono appassionato di Scozia è riduttivo, forse "malato" è la definizione migliore. E come ogni patologia con il passare degli anni non può che peggiorare. Classe 1966, ho avuto la fortuna di vivere “Il nostro calcio” quello vero, non quello finto di oggi. Tifo per la nazionale scozzese, anche quando gioca contro l’Italia, chi ha letto i miei libri “Ti amerei anche se vincessi” e “La traversa spezzata” ormai mi conosce. In quanto cattolico e giacobita tifo per il Celtic e curo la comunicazione della squadra Original Celtic Bhoys che milita nel campionato di prima categoria di Reggio Emilia, ovviamente con le maglie bianco-verdi.

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