E’ il 9 maggio 1987. Si gioca l’ultima partita del campionato inglese di Quarta Divisione, l’ultima del calcio professionistico della Football Association.

Non è una giornata “normale”. Fino alla stagione precedente dalla Quarta Divisione inglese non retrocedeva nessuno.

Anche se arrivavi all’ultimo posto tra le 92 squadre professionistiche inglesi.

A meno di disastri finanziari le squadre professionistiche inglesi erano sempre le stesse 92.

Dalla stagione in corso, quella del 1986-1987, non è più così.

L’ultima, e solo l’ultima classificata della Quarta Divisione sarebbe stata rimpiazzata dalla Prima classificata della “Conference” di fatto la Quinta Divisione inglese, la prima “Semiprofessionistica”.

E se per il club neo-promosso voleva dire il salto nel professionismo con tutti i vantaggi conseguenti (anche e soprattutto economici per calciatori e società) per la squadra a cui fosse toccato il percorso inverso sarebbe stata un’autentica catastrofe.

Compreso, di fatto, il rischio dell’estinzione del Club.

La classifica prima di quest’ultima giornata è la seguente:

22° posto Lincoln 28 punti

23° Torquay 27 punti

24° (e ultimo) Burnley 26 punti

Il Torquay, squadra della meravigliosa cittadina costiera del Devon, attende fra le mura amiche il Crewe Alexandra, squadra che naviga tranquillamente a metà classifica e non ha più nulla da chiedere al campionato.

Il piccolo “Plainmoore” è gremito in questa caldissima giornata di maggio.

Al termine del primo tempo il Torquay è sotto di due reti, una delle quali segnata da un giovane e promettente centrocampista di nome David Platt.

L’incubo della retrocessione sta sempre di più assomigliando alla realtà.

Dopo pochi minuti dalla ripresa del gioco il Torquay accorcia le distanze.

E’ il terzino Jim McNichol che su un calcio di punizione deviato dalla barriera accorcia le distanze per i padroni di casa che ora iniziano a credere nel miracolo.

Gli sforzi del Torquay però si infrangono contro la solida difesa del Crewe e a pochi minuti dalla fine dell’incontro il risultato è ancora sfavorevole.

Le notizie che arrivano dagli altri campi sono contrastanti. Il Burnley, ultimo in classifica, sta vincendo agevolmente il suo incontro.

Ma il Lincoln è sotto.

Un gol, basta solo un gol per salvare il Torquay dalla retrocessione … e dalla probabile fine del Club dopo 88 anni di storia.

Durante un’azione di gioco è proprio Jim McNichol che rincorrendo un pallone che sta per terminare in fallo laterale finisce addosso ad uno dei poliziotti a bordo campo.

Quello che accade subito dopo è entrato nella leggenda del piccolo Club del Devon.

Il pastore tedesco del poliziotto interpreta l’azione di McNichol come un’aggressione al suo padrone attaccando quindi il malcapitato terzino.

Bryn, questo il nome del cane, morde ripetutamente Jim McNichol ad una coscia.

Quando riescono finalmente a staccarlo dalla sua preda la gamba del povero difensore del Torquay non è un bello spettacolo.

Il gioco viene sospeso per prestare soccorso a McNichol.

Il Torquay ha già fatto la sua sostituzione per qui si cerca di rimettere in condizione il difensore di rientrare in campo, per quanto menomato.

Il gioco viene sospeso per quattro minuti.

Quattro minuti che verranno recuperati al termine del match.

Al quarto e ultimo minuto di recupero Paul Dobson, attaccante del Torquay, segnerà il gol del pareggio salvando così il Club dalla retrocessione grazie ad una migliore differenza reti nei confronti del Lincoln arrivato a pari punti in classifica.

Saranno invece 17 i punti (di sutura) per McNichol che però poté continuare la sua carriera nei professionisti anche la stagione successiva.

Bryn, alla sua morte, è stato cremato ed è tornato insieme al suo amico poliziotto, in un’urna che il suo padrone conserverà per sempre tra le mura domestiche.

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Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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