GIGI RIVA

Il più grande attaccante della storia del calcio italiano.

E se possibile un uomo ancora più grande.

“Hombre vertical” è il bellissimo termine con cui in Sudamerica definiscono quelli come lui.

Quelli che per dignità, onestà intellettuale e coerenza fanno scelte ben precise e poi le difendono con i denti e con le unghie … senza tentennamenti o titubanze.

“Giggirrivva” è uno dei protagonisti di http://www.urbone.eu/media/images/shop/questo-e-il-nostro-calcio.jpg dal quale abbiamo presto questo estratto.

«Quando arrivò qui da noi nell’estate del 1963 non era quel marcantonio muscoloso e potente che è oggi.

Aveva già due incredibili spalle squadrate, una mascella volitiva e un sorriso che non sapevi mai se era timidezza o se voleva prenderti per il culo.

Ma era magro come un chiodo e la prima cosa che pensammo noi sardi, che tra i fornelli siamo i migliori del mondo, è stata “ma cosa cavolo gli danno da mangiare a quei ragazzi qua in continente ?”.

Non giocava da attaccante puro all’inizio.

Ce ne avevano parlato come di un ala tornante (c’è poco da ridere ! allora si chiamavano così quelli che dovevano dividersi a metà fra la fase difensiva e quella offensiva del gioco) ed in effetti Giggi (rigorosamente con due “gg” qui da noi) si faceva un mazzo tanto a rincorrere avversari e a recuperare palloni nella nostra metà campo.

Ma il nostro mister Arturo Silvestri, detto “Sandokan”, che avendo fatto il difensore tutta la vita di attaccanti forti quando li incontra se ne intende, dopo poche partite lo mise in attacco.

I meno stupiti erano quelli come me che andavamo agli allenamenti e restavamo impressionati dalla potenza del sinistro di questo ragazzo e dalle sue incredibili doti in acrobazia.

Vedendolo giocare da attaccante abbiamo capito subito che quel ragazzo qui poteva davvero arrivare lontano.

E magari portare lontano pure noi che la Serie A sull’isola non l’abbiamo mai vista.

E intanto “GIGGIRRIVVA” lo vedevamo crescere e irrobustirsi ma fin dal primo momento capimmo che aveva una dote che non impari negli allenamenti, per quanto bravi possano essere i tuoi allenatori.

Il coraggio. Quello ce l’hai dentro di te. O non ce l’hai proprio.

Non c’era pallone che non potesse diventare raggiungibile, non c’era avversario abbastanza forte da potersi frapporre tra lui e quella sfera di cuoio e non c’era legge di gravità che condizionasse il suo stacco a colpire di testa o a lanciarsi in spericolate rovesciate nel cuore dell’area avversaria.

Non c’era una sola domenica in cui Giggi non ci obbligava a trattenere il fiato dalla paura quando si lanciava di testa in tuffo per colpire un pallone a mezzo metro da terra, in mezzo ad una selva di gambe pronte invece a calciare quel pallone il più lontano possibile.

Per farla breve … a fine stagione eravamo in serie A.

Per la prima volta nella storia una squadra dell’isola avrebbe disputato il campionato nazionale di calcio.

Questo risultato diede una scossa a tutti quanti.

Non so se fu per caso ma improvvisamente parve che il resto d’Italia iniziò a rendersi conto che la Sardegna non era fatta solo di pastori e pescatori e che nelle cronache dei telegiornali potevamo finirci non solo per i rapimenti».

… CONTINUA …

E come sempre la chiusura della nostra “dedica” a questo fenomenale campione è attraverso un paio di video … che come sempre raccontano molto di più delle parole …

About Author /

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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