WILLIE HAMILTON: “Il genio sconosciuto del calcio scozzese”

E’ il 31 dicembre del 1964. “Hogmanay” per gli scozzesi. La squadra dell’Hibernian è in ritiro presso lo “Scotia Hotel” di Edimburgo. Il giorno dopo si gioca il derby della capitale scozzese: Hearts vs Hibernian.

I calciatori della metà bianco-verde di Edimburgo sono nella lounge dell’albergo quando arriva il Presidente del club, Willie Harrower.

Ha una cassa di champagne con la quale conta di festeggiare la vittoria del giorno dopo nel derby. Ne apre una bottiglia per festeggiare l’arrivo imminente del nuovo anno. I giocatori dell’Hibernian si dividono tra quelli che non toccano nemmeno lo champagne e quelli che ne bevono un bicchiere per il brindisi con il Presidente.

E poi c’è Willie Hamilton.

E’ l’indiscusso fuoriclasse della squadra.

Dentro e fuori dal campo.

Mentre tutti i suoi compagni intorno alle 22.00 se ne vanno a dormire lui torna nella lounge. Trova quello che cercava. Inizia a bere lo champagne e, con metodo e pazienza, si scola buona parte della scorta.

Alla mattina uno dei coach, Tom Mc Niven, è il primo ad accorgersi della situazione.

Sa dove andare a cercare.

Va in camera di Willie Hamilton.

E’ ubriaco fradicio, fatica a reggersi in piedi.

I suoi compagni, in particolare l’amico Eric Stevenson, sono arrabbiatissimi con lui.

“Willie cazzo ! Proprio il giorno del derby ?” gli urla il compagno di squadra.

Hamilton viene rimesso in sesto in qualche modo.

L’Hibernian vincerà il derby per una rete a zero, segnata da Willie Hamilton che sarà di gran lunga il migliore dei ventidue in campo.

… a fine partita Hamilton si avvicinerà all’amico Stevenson.

“Ehi Eric, chi è che oggi ti ha fatto vincere il premio partita ?”

Willie Hamilton nasce ad Chapelhall, un piccolo villaggio a due passi da Airdrie, nel North Lanarkshire. I primi calci li tira con un piccolo club amatoriale dal nome improbabile: il “Drumpelier”.

E’ talmente bravo che la sua fama si estende anche a sud del Vallo di Adriano. Quando Joe Mercer, il grande ex-calciatore della Nazionale inglese e all’epoca manager dello Sheffield United, lo vede in azione non ha un solo dubbio e lo porta con sé alle “Blades” della città dell’acciaio.

Bastano pochi mesi per capire quali saranno le sue caratteristiche, dentro e fuori dal campo. In campo un talento puro, con una tecnica ben al di sopra della media. Fuori, una passione smodata per l’alcol (il Bacardi è la sua passione assoluta) i pub e le notti nei locali.

Dopo cinque stagioni allo  Sheffield United è il Middlesbrough che mette sul piatto ben 12 mila sterline per il suo cartellino.

Sarà la stagione peggiore di Hamilton, condizionata soprattutto da problemi fisici, in particolare un’ulcera con cui dovrà fare i conti per il resto della carriera.

Dieci presenze e un solo gol non sono quello che il “Boro” si attendeva da un calciatore del suo talento.

La delusione è tale che i dirigenti del club di Ayresome Park sono più che felici di cedere il centrocampista scozzese agli Heart of Midlothian per circa un quinto di quanto avevano pagato per Hamilton meno di un anno prima !

Con gli Hearts Willie Hamilton gioca una eccellente stagione, portando i “granata” al quinto posto in campionato e soprattutto alla vittoria in Coppa di Lega vincendo in finale per una rete a zero contro il Kilmarnock.

Sarà proprio Willie Hamilton a propiziare il gol della vittoria con una delle sue serpentine prima di servire al compagno di squadra Norrie Davidson il pallone del gol-partita.

La sua incapacità di reggere alla disciplina imposta dal manager Tommy Walker lo porta a continui litigi e incomprensioni. A fine stagione Walker e la dirigenza degli Hearts ne hanno abbastanza dei capricci di Hamilton e lo inseriscono nella lista dei “cedibili”. Purtroppo la sua fama lo precede e c’è solo una squadra disposta a pagare quello che gli Hearts chiedono … che è comunque più del doppio di quanto speso per Hamilton poco più di un anno prima !

Questa squadra è l’Hibernian, i rivali cittadini degli Hearts, convinti di strappare un grande talento agli eterni rivali.

Agli “Hibs” Hamilton  inizia come aveva finito agli Hearts: sessioni alcoliche interminabili che spesso lo vedono arrivare tardi e in condizioni pietose agli allenamenti.

Nel marzo del 1964 arriva la svolta.

Sulla panchina dell’Hibernian arriva Jock Stein, il giovane manager capace di portare il piccolo Dunfermline alla conquista della Coppa di Scozia nel 1961 e addirittura fino ai quarti di finale della Coppa delle Coppe l’anno successivo.

Stein non ha nessuna intenzione di sopportare le intemperanze di Willie Hamilton e sa anche altrettanto bene che con il suo numero “10” in condizioni di forma accettabili gli “Hibs” sono in grado di dare filo da torcere a chiunqe.

La cura “bastone-carota” di Stein funziona. Hamilton ha timore di Stein e questo frena, almeno in parte, i suoi comportamenti autodistruttivi.

Capita spesso che Stein lo inviti a casa sua il venerdì sera e poi lo convinca a rimanere per la notte … evitandogli così le sue nottate al pub.

In realtà quando è in campo Hamilton non solo gioca con il massimo impegno e la massima concentrazione ma è spesso il critico più acerrimo di se stesso. Quei mesi sono probabilmente i migliori della carriera di William Murdoch Hamilton.

L’inizio della stagione 1964-1965 è eccellente. Arrivano 4 vittorie nelle prime 6 partite e si capisce subito che evitare la retrocessione, sfiorata l’anno prima, non  sarà certo l’unico obiettivo dell’Hibernian.

Il 7 ottobre ad Easter Road arriva nientemeno che il grande Real Madrid di Puskas, Gento e Amancio, campione di Spagna in carico e finalista della Coppa dei Campioni nella stagione precedente, persa in finali contro i nerazzurri dell’Internazionale.

e’ solo un’amichevole ma diventerà una serata indimenticabile per il Club, i suoi tifosi e per i calciatori dell’Hibernian. E lo sarà in special modo per Willie Hamilton che giocherà probabilmente la “partita della vita”.

“Quello era il suo palcoscenico. Giocare contro i migliori del mondo per dimostrare che non aveva nulla di meno di loro. E’ un peccato che un talento del genere si sia buttato via così” ricorda il suo compagno di squadra Pat Stanton.

Tre giorni dopo quel memorabile incontro l’Hibernian fa visita ai Glasgow Rangers nelle cui fila milita quello che è considerato il più grande talento del calcio scozzese dell’epoca, Jim Baxters.

Tra i due le similitudini sono tante, fuori e dentro ad un campo di calcio. Qualità, tecnica e creatività in pantaloncini corti e vita dissoluta fuori dal campo. In realtà le personalità sono assai diverse. Hamilton è timidissimo e profondamente insicuro e l’alcol è il mezzo per vincere le sue paure e per poter socializzare mentre Baxters ha un’autostima di primissimo ordine e bere è semplicemente una delle sue tante passioni (donne e bookmakers sono sul podio insieme all’alcol)

La partita viene vista come una sfida da Hamilton che intende dimostrare che la sua prestazione contro il Real Madrid è tutto fuorché un caso.

L’Hibernian vincerà per quattro reti a due e Willie Hamilton oscurerà la stella di Baxters per tutto il match andando anche a cercare il duello e vincendolo nella maggior parte delle occasioni.

Finalmente Hamilton riesce a dimostrare con continuità tutto il suo valore. In fondo ha solo 27 anni, età perfetta per miscelare qualità ed esperienza.

Nel marzo del 1965 però Jock Stein lascerà gli Hibs, dopo solo un anno e mezzo dal suo arrivo. Firmerà per i Celtic di Glasgow dove scriverà le pagine più importanti della storia di questo glorioso club e di tutto il calcio scozzese … lui, primo manager protestante dei cattolicissimi Celtic di Glasgow.

La cosa però non solo provoca una terribile perdita per il Club … per Willie Hamilton è un disastro assoluto.

In breve tutte i suoi demoni tornano a galla prepotentemente e ben presto diventa fuori controllo.

Jock Stein, che nel frattempo è anche allenatore della Nazionale scozzese “pro-tempore”, non si è certo dimenticato di lui. Nella trasferta in Finlandia di fine maggio e valevole per la qualificazione ai Mondiali inglesi dell’estate successiva lo inserisce nell’undici iniziale.

La Scozia vincerà per due reti ad una e la buona prestazione di Hamilton sarà però anche la prima e l’ultima con la maglia della sua Nazionale.

Sulla sua classe però non c’è un solo dubbio.

Basterà rimetterlo in riga.

E’ quello che pensa Jock Stein che intende portarlo con lui al Celtic. Hamilton andrebbe probabilmente a piedi a Glasgow pur di riunirsi con il suo mentore ma il passaggio non si concretizzerà mai.

Uno dei motivi pare sia proprio la cattiva fama di Hamilton che fa si che il Presidente del Celtic, Sir Robert Kelly, metta il veto al trasferimento.

In realtà (anche conoscendo il carattere di Stein che dubitiamo molto si potesse fare influenzare da qualsiasi Presidente) è più probabile che trovandosi in rosa calciatori come Bertie Auld e Bobby Murdoch sia stato lo stesso Stein a ritenere l’acquisto di Hamilton superfluo o quantomeno rischioso.

In Inghilterra però conoscono bene le qualità del centrocampista scozzese e quando l’Aston Villa si presenta ai dirigenti degli Hibs con un assegno di 24 mila sterline c’è solo una possibile soluzione: Willie Hamilton fa le valigie per Birmingham.

L’inizio è confortante e i tifosi del Villa Park imparano immediatamente ad apprezzare le doti di Hamilton.

Stavolta però non sarà lui a schiacciare il bottone dell’autodistruzione ma sarà la dea bendata a dare la svolta, quella purtroppo definitiva, alla sua carriera.

Willie Hamilton rimarrà coinvolto in un incidente automobilistico che gli procurerà gravi ferite in viso e al torace.

Non riuscirà più ad esprimersi ai suoi livelli e l’alcol diventerà un compagno sempre più ingombrante.

Nel 1967 tornerà per un breve periodo agli Hearts dove mostrerà solo sprazzi della sua innegabile classe.

Chiuderà la sua carriera nel 1972, nelle file degli Hamilton Academical.

Poco dopo, con la famiglia, si trasferirà in Canada dove tornerà a fare il lavoro che faceva da ragazzo prima di approdare al calcio professionistico: il muratore.

La serenità di questa nuova vita durerà davvero poco.

Nell’ottobre del 1976 un infarto se lo porterà via.

William Murdoch Hamilton aveva solo 38 anni.

ANEDDOTI E CURIOSITA’

E’ la sorella Marion a descrivere il carattere del fratello Willie.

“Era di una timidezza quasi imbarazzante. Era a disagio in qualsiasi situazione pubblica. Perfino quando i tifosi lo fermavano per strada per chiedergli un autografo si imbarazzava e si sentiva inadeguato. Chi dice che non teneva alla sua professione non lo conosceva minimamente. Stava male dalla tensione prima di ogni partita e sono certa che l’ulcera allo stomaco gli venne proprio per questo motivo”.

Al suo ritorno in Scozia dopo le sei stagioni in Inghilterra alla prima di campionato gli Hearts affrontano il Dundee.

Hamilton segna un gol talmente bello che i membri dell’orchestra filarmonica di Belgrado in quel periodo in tour in Scozia e presenti quel giorno a Tynecastle, si alzarono tutti in piedi ad applaudire la prodezza del centrocampista scozzese.

Una volta tornato in Scozia Willie Hamilton non lasciò mai la sua casa di Airdrie. Durante il suo soggiorno ad Edimburgo prima con gli Hearts e poi con l’Hibernian capitava spesso che dopo l’allenamento si fermasse nella capitale a bere e a scommettere. Più di una volta capitò che la mattina successiva a queste notti alcoliche trovassero Hamilton addormentato in auto nei pressi del campo di allenamento.

Se c’era una cosa che Hamilton odiava erano i classici giri di campo in allenamento. Stan Vincent, suo compagno di squadra con l’Hibernian, racconta che più di una volta Willie usciva dal gruppo, si nascondeva in qualche angolo e ritornava in gruppo negli ultimi giri.

Sulla sua abilità calcistica sono invece tutti concordi. Alan Gordon su ex-compagno di squadra racconta che “è veramente difficile trovare un termine adatto per descrivere Willie. Non solo aveva una tecnica di primissimo livello, una visione di gioco superlativa, un notevole scatto sulle brevi distanze e la capacità di calciare benissimo con entrambi i piedi. Era anche decisamente forte fisicamente e non si faceva intimidire anche dagli avversari più determinati”.

Jim Scott, altro compagno di squadra di Hamilton ad Easter Road, racconta di quanto Stein stimasse Hamilton e al tempo stesso conoscesse i suoi “limiti”.

“Finito l’allenamento Stein ci riunì negli spogliatoi spiegandoci che avremmo ragionato sulla tattica da utilizzare nella prossima partita. Prima di iniziare però si rivolse a Willie «Ok Willie. Tu puoi andare a fare la doccia»tanto in campo sapeva benissimo che Willie avrebbe sempre e solo seguito il suo istinto !”

Un’altra delle cose che Gordon ricorda di Hamilton era la sua grande capacità di inventare giocate fuori dall’ordinario.

“Quando aveva la palla non sapevi mai cosa aspettarti. Devo ammettere che capire le sue intenzioni non era affatto facile e capitava spesso che ti guardasse dall’alto in basso quando non eravamo in grado di “leggere” le sue giocate”.

Sempre Gordon racconta delle sue difficoltà ad interagire con gli altri.

“Parlava pochissimo e non lasciava quasi nessuno entrare nella sua vita. Sapevamo dei suoi problemi ma in campo faceva comunque sempre la sua parte anche se sapevamo che aveva parecchi problemi personali”.

Stan Vincent racconta invece di quando insieme a tutta la squadra andarono in ospedale a fare visita a John Park, forse il miglior amico di Hamilton in squadra.

La mattina seguente notarono che Hamilton si presentò all’allenamento con gli stessi identici vestiti del giorno prima e una faccia non proprio “fresca”.

“Aveva passato la notte in ospedale insieme al suo amico Park … ovviamente bevendo senza soluzione di continuità !”

Come detto Willie Hamilton giocò una sola partita nella Nazionale scozzese in tutta la sua carriera. A dargli questa opportunità fu Jock Stein.

Il giorno della sua convocazione Stein fece recapitare un telegramma ad Hamilton.

Sopra c’era scritto semplicemente “Fai vedere al mondo chi sei”.

Uno dei più grandi ammiratori di Willie Hamilton è stato sicuramente Peter Cormack, suo compagno all’Hibernian e che diventò poi una delle colonne del Liverpool di Bill Shankly, Kevin Keegan e Tommy Smith.

“In quel periodo giocai praticamente contro tutti i migliori calciatori in circolazione. Per me Willie Hamilton e George Best erano i due più forti in assoluto. Willie avrebbe potuto arrivare davvero ai vertici” ha sempre raccontato con grande convinzione il centrocampista scozzese.

“Ma se è vero che i suoi comportamenti fuori dal campo hanno deluso tanta gente in campo Willie Hamilton non ha mai deluso nessuno”.

E’ sempre la sorella Marion a tracciarne un profilo umano più approfondito.

“Era una persona di grande umiltà e sempre generoso. Quando giocava allo Sheffield guadagnava pochissimo ma ogni settimana riusciva sempre a mandarci qualche sterlina perché sapeva quanto era dura la nostra vita ad Airdrie”

Sempre Marion racconta che quando morì d’infarto in Canada mentre stava lavorando in cantiere nessuno dei suoi colleghi sapeva che era un ex-calciatore. “Per lui quel periodo della vita era finito. In Canada contava solo il lavoro e la sua famiglia”.

Infine, la testimonianza più importante e significativa.

“Jimmy Johnstone e Jim Baxter sono ricordati come i talenti più puri mai espressi dal calcio scozzese. Ma vi garantisco che Willie Hamilton poteva fare esattamente quello che facevano loro e aggiungerci un pizzico di velocità in più e un tiro formidabile con entrambi i piedi. Potenzialmente era il più forte di tutti”.

Parole e musica di Jock Stein.

http://www.urbone.eu/obchod/mavericks-cult-heroes-del-calcio-britannico

About Author /

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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