DARIO DUBOIS: La tragica storia del calciatore-clown

Si può essere originali, coraggiosi e perfino geniali senza per forza arrivare al top nella propria professione. La storia di Dario Dubois, calciatore argentino, ne è un esempio perfetto.

Dario giocava a calcio, anche se il calcio non gli piaceva.

“Mi piace la parte fisica del gioco, preferisco gli allenamenti alle partite. E poi il calcio mi serve per fare quello che mi piace davvero: fare musica con la mia band”.

Già, il rock.

Era la sua grande passione.

I Kiss erano uno dei suoi gruppi preferiti.

Da lì nacque l’idea.

Siamo nel 1998.  Prima di scendere in campo con il suo Ferrocarril Midland contro l’Argentinos de Merlo, Dario Dubois decide di fare qualcosa di diverso, di originale … forse di addirittura geniale.

Ha dato un’occhiata al regolamento e pare non ci sia nulla che lo vieti.

Dario si trucca il viso. Come Gene Simmons, bassista dei Kiss.

E così scende in campo.

“Lo faccio per divertire i miei compagni e per spaventare magari un po’ gli avversari. In fondo sono solo un clown che però in campo è disposto a morire per la propria squadra” ripete ogni volta Dario a chi gli chiede il motivo di questa scelta.

La cosa va avanti tranquillamente per sedici partite prima che Julio Grondona e l’AFA decidano che questa innocua scelta di Dario diventi fuorilegge.

“E’ un brutto esempio per il calcio del nostro Paese” è la motivazione ufficiale.

Dario non la prende bene ma non si stupisce più di tanto.

“Beh, il calcio è sempre stato conservatore e fascista. Ci vogliono tutti carini, con i capelli corti ed educati. Io però sono un capellone metallaro e selvaggio ma sono onesto e sincero” dirà dopo questa decisione della Federazione Argentina.

Le sue dichiarazioni non piacciono al Presidente del Midland, Rodolfo Marchioni, che lo invita a cercarsi una nuova squadra.

“Non sopportava che si parlasse più del sottoscritto che di lui. Il suo ego è smisurato e io ne devo pagare le conseguenze” ammette Dario, come sempre con la massima schiettezza.

Dubois gioca in diverse squadre della Serie D argentina prima di fare ritorno nel “suo” Midland nel 2002.

Per Dario è una grande gioia.

Ama il club ed è lì che a trentadue anni intende chiudere la sua carriera di calciatore.

Da quel momento in poi però per Dario Dubois tutto inizierà ad andare storto.

In quel marzo del 2002 durante un incontro con il Liniers in un scontro di gioco rimane a terra svenuto. Le sue condizioni sono preoccupanti.

La partita viene sospesa e per lui c’è una corsa disperata verso l’ospedale.

Ha un’emorragia all’interno dell’orecchio destro e fatica a riprendere conoscenza.

Si teme che per lui il calcio sia un capitolo chiuso.

Ma Dario “il clown” si riprende.

Quando esce dall’ospedale però non ci va giù leggero con la Federazione Argentina e con il sindacato dei calciatori.

“Ho rischiato di morire in campo ma di loro non ho visto nessuno e nessuno ha fatto qualcosa per aiutarmi. Sono solo un branco di topi”.

Dario Dubois non molla.

Torna in campo. A richiedere le sue prestazioni è il Victoriano Arenas, squadra della quinta serie Argentina con sede in Avellaneda.

Nel 2005 però subisce un grave infortunio ai legamenti crociati del ginocchio.

Occorre una costosa operazione che il Victoriano non intende pagare e Dario, da solo, non può permettersi.

“Andrò per vie legali. Vincerò la causa e tornerò a giocare a calcio. Giocherò fino a quarant’anni. Sono integro e forte. Non mangio carne rossa, non fumo, non bevo e non mi drogo. Chi mi prenderà farà un affare !” dirà con il suo solito ottimismo Dario.

Non ci sarà nulla da fare. I soldi non arriveranno mai, tantomeno dalla Federazione che, dopo “l’attacco” di qualche anno prima, non ha certo intenzione di aiutare Dubois.

Dario è costretto a lasciare il calcio.

Continua a suonare nelle sue band (arriverà a fare parte contemporaneamente di tre gruppi), lavora in un pub e in un locale dove si organizzano eventi a Isidro Casanova, una cittadina poco fuori Buenos Aires.

E’ l’alba di uno dei primi giorni di marzo del 2008.

Dario, dopo aver lavorato nel locale tutta la notte, sta tornando a casa insieme alla sua ragazza.

Arriva una banda di delinquenti che cercano di strappargli la bicicletta, il portafoglio e la sua amata chitarra. Partono due colpi di pistola.

Uno lo raggiunge a una gamba, ma l’altro gli arriva in pieno petto.

Lotterà tra la vita e la morte per quasi due settimane prima di arrendersi il 17 marzo.

Dario Dubois aveva solo 37 anni e ancora tanti sogni da realizzare.

ANEDDOTI E CURIOSITA’

Dario Dubois era davvero un personaggio straordinario. Chi lo ha conosciuto parla di lui come di un ragazzo coraggioso, disponibile e di una onestà assoluta.

Giocava da difensore centrale e la sua forza fisica e la sua determinazione lo rendevano un punto di riferimento per i compagni e uno da prendere con le molle per gli avversari.

Agli inizi della carriera Dubois venne avvicinato dal Presidente di una squadra avversaria (Juan Josè Castro del club Juventud Unida) che gli offrì denaro per danneggiare la propria squadra e permettere agli avversari di vincere.

Dario gli sputò in faccia denunciando il fatto e etichettando il dirigente come un “bastardo topo di fogna”.

Qualche anno dopo, quando Dubois militava nel Lugano, squadra della periferia sud-ovest di Buenos Aires, accadde che lo sponsor principale non pagò per oltre un mese i premi promessi alla squadra in caso di vittoria.

Dubois trovò un modo davvero originale di far circolare la notizia tra spettatori e media locali.

Nella partita successiva, giocata sotto una pioggia battente, prima di entrare in campo coprì totalmente con il fango il nome dello sponsor sulla propria maglia, facendo capire in maniera inequivocabile che lo stesso non si era comportato nella maniera corretta.

Ancora più divertente e clamoroso quanto accadde durante una partita di campionato tra il suo Midland e l’Excursionistas.

L’arbitro Juan Carlos Moreno, dopo uno scontro di gioco, si avvicina a Dubois e lo ammonisce per la seconda volta.

Perfino gli avversari sono stupiti visto il veniale fallo di gioco commesso dal difensore del Midland.

Solo che mentre l’arbitro sta per estrarre il cartellino rosso dal taschino gli cade in terra una moneta da 500 pesos.

Dubois è lestissimo a raccoglierla.

La sventola davanti all’arbitro.

“Questi sono i soldi del premio partita che con questa espulsione tu mi stai rubando brutto figlio di puttana” dice Dario all’arbitro … prima di iniziare a correre verso lo spogliatoio con la banconota in mano, inseguito da arbitro, dirigenti e calciatori avversari !

Dario deciderà di restituire il denaro all’arbitro ma solo perché “la multa che mi avrebbero dato sarebbe stata ancora più costosa !”.

Due dei gruppi principali di cui Dario Dubois fece parte (suonava il basso) furono senz’altro i “Tributo Rock” una band formata insieme ad altri calciatori delle serie minori argentine e tutti fan dei “Vox Dei”, popolare gruppo rock argentino.

Degno di nota anche il gruppo “Corré Guachin”, che mischiava la popolare “Cumbia villera” con sonorità reggae, soul ed musica elettronica.

La morte di Dario Dubois fu colpevolmente dimenticata da tutti in Argentina.

Istituzioni in primis.

Solo il Ferrocarrill Midland gli dedicò un minuto di silenzio prima di una partita mentre nessun’altra delle tante squadre dove Dario aveva militato decise di fare altrettanto.

Infine una dichiarazione meravigliosa rilasciata al “Diario Olè” da Dario Dubois e ripresa dal bellissimo sito argentino “Enunabaldosa.com”

“Cosa farai Dario a fine carriera ?”

“Mi piace il golf ma sono veramente una schiappa. Vivo il mio presente di musicista e calciatore. Se poi per vivere dovessi prostituirmi in un bordello gay … beh, farò anche quello”.

A quel punto il giornalista gli chiede “Dario ma tu sei omosessuale ?”

“Sono cosciente del fatto che le persone possono pensare quello che vogliono. Sono soltanto io che posso decidere cosa fare con il mio corpo” è la geniale, definitiva risposta di un ragazzo coraggioso e di spessore che se n’è andato troppo presto.

About Author /

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

Leave a Comment

Your email address will not be published.

Start typing and press Enter to search