E’ il 5 dicembre 1956.

Si sta giocando la semifinale del torneo olimpico di calcio a Melbourne, in Australia.

Di fronte l’Unione Sovietica e la Bulgaria.

Il risultato non si sblocca dallo 0 a 0 iniziale.

I sovietici già da metà della ripresa sono in 10 uomini. Il difensore Nikolay Tyschenko è uscito dal campo per infortunio. All’epoca le sostituzioni non sono previste e questo significa che la Bulgaria giocherà gli imminenti supplementari in superiorità numerica.

Non solo.

Negli ultimi minuti dei tempi regolamentari anche l’attaccante Valentin Ivanov rimane vittima di un infortunio anche se prova stoicamente a rimanere in campo.

I sovietici sono praticamente in nove uomini e quando al quinto minuto dall’inizio dei supplementari l’attaccante bulgaro Kolev porta in vantaggio i suoi i giochi sembrano fatti.

Bulgaria in finale e il favoritissimo “gigante russo” a casa, a leccarsi le ferite e a subire i “rimbrotti” (eufemismo) delle offesissime e arrabbiate alte sfere del governo sovietico che, dopo l’intervento militare in Ungheria di poche settimane prima, guardano allo sport come veicolo fondamentale per rilanciare la propaganda socialista.

Sembra tutto scritto insomma.

Solo che nessuno ha fatto i conti con un giovane attaccante di 19 anni che da 3 è titolare indiscusso della Torpedo Mosca, team di seconda fascia nelle gerarchie del calcio russo ma che grazie ai gol e alle prestazioni di questo talentuoso calciatore sta risalendo posizioni su posizioni.

Di nome fa Eduard Streltsov, anche se tutti lo chiamano “Edik”.

E’ lui che al 112mo minuto trova il gol del pareggio dopo una brillante azione individuale.

E mentre gli altri 20 protagonisti in campo stanno pagando gli sforzi del torneo e di quei quasi 120 minuti di partita lui sale in cattedra grazie ad una freschezza fisica e ad una lucidità sorprendenti.

Mancano meno di quattro minuti alla fine quando Streltsov riceve palla sulla fascia destra, salta un avversario in dribbling e dalla linea di fondo “pennella” uno splendido cross che il compagno di squadra Boris Tatushin appoggia facilmente in rete.

URSS in finale.

Avversaria sarà la Jugoslavia.

L’oro è a portata di mano.

Anche perché la favoritissima di pochi mesi prima, la grande Ungheria di Puskas, Kocsis e Hidegkuti, si è sfaldata dopo l’invasione russa e non partecipa a quella edizione delle Olimpiadi (che avrebbe probabilmente vinto in scioltezza).

A questo punto accade però qualcosa di inatteso e sorprendente.

Streltsov viene escluso dall’undici che scenderà in campo per la finale.

La motivazione ufficiale non convince nessuno.

“In attacco voglio due giocatori che giochino insieme nello stesso club. Con Ivanov, il partner di Streltsov nella Torpedo infortunato, preferisco inserire Anatoly Ilyin e Nikita Simonyan dello Spartak Mosca”.

Qualcosa deve essere successo.

Streltsov non è un amante della disciplina e sono in tanti a pensare che sia una punizione piuttosto che una scelta tattica.

All’epoca il regolamento è spietato.

La medaglia d’oro c’è solo per gli undici che hanno disputato la finale.

A fine partita Simonyan andrà da Streltsov offrendogli la sua medaglia d’oro.

“Tieni Edik, questa è tua, non mia” gli dice l’onesto compagno di nazionale.

“No. Tienila tu. Io ho tempo per vincerne tante altre di medaglie”.

Il ragionamento generoso e altruista di Streltsov non fa una piega.

E’ il più forte “giocatore russo di campo” (il più forte in assoluto è Lev Yascin, che però gioca in porta) e a 19 anni il tempo è tutto dalla sua parte.

… solo che il destino, come spesso capita, ha altri programmi …

E’ il 25 maggio del 1958. La nazionale dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche sta preparando gli imminenti Mondiali di Svezia nel ritiro di Tarasovka, pochi chilometri a nord di Mosca.

Ai giocatori vengono lasciate 24 ore di libertà.

Boris Tatushin (proprio colui che segnò il gol decisivo a Melbourne due anni prima) invita i compagni di squadra Streltsov e Mikhail Ogonkov ad una festa privata in onore dell’amico Eduard Karakhanov, famoso ufficiale appena rientrato da una missione militare in Estremo Oriente.

Con loro ci sono tre giovani e avvenenti ragazze: Marina Lebedeva, Irina Popova e Tamara Timashuk.

Pare una normale serata di bisboccia ma c’è qualcosa che va storto.

La mattina seguente Marina Lebedeva si presenta in questura a Mosca. Sul volto ha i segni di una colluttazione.

Accusa Eduard Streltsov di violenza carnale.

Mentre la Lebedeva viene portata in ospedale gli agenti del KGB entrano nella dacia ed arrestano Streltsov.

Quello che sia successo quella notte nessuno può dirlo con certezza.

Ci sono accuse delle altre ragazze anche nei confronti di Tatushin, Ogonkov e addirittura nei confronti dell’ufficiale Karakhanov.

Tutti subiranno qualche tipo di condanna.

Tatushin e Ogonkov vengono sospesi per tre anni mentre per Karakhanov ci sarà l’espulsione dall’esercito ma senza ulteriori provvedimenti.

Streltsov viene invece convinto a confessare con la promessa di una punizione simbolica, la chiusura della questione e soprattutto la possibilità di partire per gli imminenti mondiali di calcio.

Tutto falso.

Streltsov verrà condannato a 12 anni di lavori forzati in un Gulag nella prigione di Butyrka e sarà squalificato a vita dalla Federazione sovietica.

Sconterà 5 anni in quel carcere e tornerà libero nel 1963.
Passeranno altri due anni prima che il nuovo Presidente dell’URSS, Leonid Brezhnev, decida di sospendere la squalifica permettendogli di tornare a giocare.

La “sua” Torpedo Mosca è pronta ad accoglierlo.

Il fisico è appesantito, il ciuffo alla “Teddy Boy” ha lasciato spazio ad una calvizie incipiente.

Ma con il pallone tra i piedi Streltsov è sempre un genio.

Alla sua prima stagione porta la Torpedo al trionfo in campionato, il secondo in tutta la storia del Club e Streltsov contribuisce con 12 reti in 26 partite.

Nel 1967 e nel 1968 verrà eletto “Miglior calciatore dell’Unione Sovietica” e farà il suo ritorno nella Nazionale del suo Paese dove chiuderà la carriera con 25 reti in 38 partite … quarto assoluto nella storia dietro Oleg Blokhin, Oleh Protasov e il compagno di squadra della Torpedo Valentin Ivanov.

L’ultima partita con la propria Nazionale la giocherà nell’andata dei quarti di finale dei Campionati Europei contro l’Ungheria, persa per 2 reti a 0.

Streltsov verrà escluso nell’incontro di ritorno, vinto dai sovietici per 3 reti a 0 e non verrà convocato per le finali del Campionato Europeo che si disputeranno in Italia in quell’estate … l’ultima occasione per Streltsov di partecipare alla fase finale di una delle principali manifestazioni calcistiche.

Con al Torpedo chiuderà la carriera nel 1970, a 33 anni, entrando per sempre nella leggenda del Club che nel 1996 deciderà di intitolargli lo stadio.

ANEDDOTI E CURIOSITA’

Il talento di Streltsov fu estremamente precoce.

A 13 anni gioca già nella squadra che prende il nome dalla fabbrica dove lavora la madre (il padre di Eduard non ha mai fatto ritorno a casa dopo la seconda guerra mondiale preferendo stabilirsi a Kiev) e tre anni dopo viene notato da Vasily Provornov, l’allenatore della Torpedo che lo ingaggia o lo fa esordire immediatamente in prima squadra. “Edik” ha appena compiuto 16 anni.

Nella sua prima stagione contribuisce alla conquista del titolo e nella seconda Streltsov si laurea capocannoniere del campionato, segnando 15 reti in 22 partite e portando i bianconeri al terzo posto in classifica.

Nel 1957, a soli 21 anni, Streltsov si piazza al 7mo posto nella classifica del “Pallone d’oro”, un piazzamento davvero importante per un ragazzo della sua età e ancora relativamente sconosciuto a livello internazionale.

Quello che accadde in quella notte di maggio del 1958 non si saprà mai con certezza.

Ci sono però degli antefatti molto significativi.

Intanto lo stile di vita di Streltsov, assai poco gradito dalle impettite alte sfere del Politburo. La sua immagine “occidentale”, la sua passione per le ragazze, la vodka e le notti brave lo rendono inviso al rigido sistema sovietico.

Accade poi un fatto che per molti fu la vera causa dell’incriminazione che portò Streltsov alla pena detentiva.

Il giovane attaccante della Torpedo aveva intessuto una relazione con la sedicenne Svetlana Furtseva. Niente di particolarmente grave se non fosse che la ragazza era la figlia di Yekaterina Furtseva, unico membro femminile del Politburo e prediletta del Presidente Krusciov.

Ad una festa organizzata al Cremlino per festeggiare la vittoria Olimpica la Signora Furtseva avvicina Streltsov chiedendole di sposare la figlia Svetlana, follemente innamorata del prestante attaccante della Nazionale. Non solo Streltsov rifiuta dicendo alla signora Yekatarina che lui una fidanzata ce l’ha già ma pare che poco dopo, in preda ai fumi della vodka, si lasci sfuggire un commento ben più pesante: “Piuttosto che sposare quella scimmia mi faccio impiccare”.

La frase viene udita da molti dei presenti al ricevimento e dopo poco viene riportata alla madre della ragazza che in quel momento giura vendetta a quel “ragazzino presuntuoso e maleducato”.

Da quel giorno in poi “Edik” è nel mirino delle istituzioni.

Poco dopo arriva la richiesta (o è un ordine ? difficile capire la differenza nell’URSS di allora) di trasferirsi dalla Torpedo alla Dinamo (la squadra del KGB) o in alternativa al CSKA (che invece è la squadra dell’esercito).

La vita del soldato o del poliziotto non sono certo la massima ambizione di Streltstov che rifiuta entrambe le destinazioni per rimanere fedele alla “sua” Torpedo, incrementando ulteriormente l’antipatia nei suoi confronti di Federazione e Governo sovietico.

Dal Gulag di Butyrka Eduard Streltsov invierà diverse lettere alla madre. In una di queste dirà in maniera inequivocabile che “sto pagando per le colpe di qualcun altro” mentre in un’altra lettera ammette alla madre la sua stupidità e immaturità. “Avevi ragione mamma quando mi dicevi che gli amici, la vodka e le ragazze mi avrebbero messo nei guai”.

Al suo ritorno in libertà nel 1963 Eduard Streltsov a causa della squalifica a vita impostagli dalla Federazione può giocare solo con i dilettanti. Lo fa con la squadra della fabbrica di automobili ZIL, dove Streltsov lavora mentre studia Ingegneria Meccanica.

L’entusiasmo che provoca il suo ritorno su un campo di calcio spiazza le istituzioni. Alle partite della ZIL ci sono migliaia di spettatori e mantenere l’ordine pubblico sta diventando un problema.

Durante una trasferta a Gorky nel novembre del 1964 arriva “dall’alto” l’ordine di non schierare Streltsov in quella partita.

Bastano pochi minuti alle migliaia di tifosi accorsi per vedere “Edik” per capire che c’è qualcosa che non va. Il loro beniamino non è in campo.

Nasce un’autentica insurrezione. I tifosi locali minacciano di dare fuoco allo stadio. Interviene la polizia e le cose stanno scappando di mano. C’è solo una soluzione: schierare Streltsov.

Al suo ingresso in campo all’inizio del secondo tempo “Edik” è accolto con una autentica ovazione.

Tutto torna nella normalità e il pubblico può godersi il suo campione e il resto della partita.

In realtà c’era un team per il quale Streltsov avrebbe voluto giocare.

E’ il team per il quale faceva il tifo da ragazzo e del quale non si perdeva un solo incontro: Lo  Spartak Mosca.

“Quello di non aver giocato per lo Spartak è il più grande rimpianto della mia carriera, molto di più di non aver mai potuto giocare la fase finale di una grande competizione per Nazioni” affermerà fine carriera “Edik”.

Ai Mondiali di Svezia l’Urss, privata oltre che del suo uomo migliore anche di Tatushin e Ogonkov, uscirà ai quarti contro i padroni di casa della Svezia, perdendo per due reti a zero.

… tre anni prima, in occasione del debutto in Nazionale di Streltsov, l’URSS sconfisse la Svezia per sei reti a zero …

Calcisticamente Streltsov fu uno dei calciatori più completi mai apparsi nel panorama mondiale. Tecnica e visione di gioco unite ad una grande forza fisica e, soprattutto prima dell’incarcerazione, ad un notevole spunto in velocità. Streltsov con i suoi 182 centimetri era anche valido nel gioco aereo.

Sono in molti a pensare che quei Mondiali del 1958 poi monopolizzati dal talento del giovanissimo Pelè, sarebbero stati il palcoscenico ideale per la consacrazione di due altri fantastici e giovani calciatori: Eduard Streltsov e l’inglese Duncan Edwards, perito tragicamente a Monaco di Baviera pochi mesi prima dei Mondiali.

La caratteristica principale e più conosciuta del gioco di Streltsov è però il “colpo di tacco” di cui è stato probabilmente il primo “utilizzatore seriale”,

Ancora oggi in Russia, il colpo di tacco si chiama semplicemente “Streltsov”.

Eduard “Edik” Streltsov muore il 22 luglio del 1990, il giorno dopo aver compiuto 53 anni. La morte è causata da un tumore alla gola, con ogni probabilità contratto nel periodo dei lavori forzati durante la prigionia.

Nel 1997 parecchi testimoni videro Marina Lebedeva depositare dei fiori sulla sua tomba

Quella di Eduard Streltsov è una delle 38 biografie raccontate in http://www.urbone.eu/media/images/shop/questo-e-il-nostro-calcio.jpg