WIM VAN HANEGEM e un allenatore “che sa”

Per qualcuno (tipo Brian Glanville, il grande giornalista inglese) era l’uomo più importante per gli equilibri della grande Olanda del 1974.

Per altri il giocatore tatticamente più intelligente mai visto da quelli parti … né prima né dopo.

Gli inizi però, come spesso accade, non furono affatto facili per “De kromme”, “lo storto” come veniva ribattezzato da tutti per quel suo fisico particolare e quel suo portamento sghembo.

E’ una fredda mattina di dicembre del 1960. Daan Van Beek sta dirigendo un allenamento del Velox di Utrecht, squadra della Seconda Divisione olandese.

All’esterno delle reti di recinzione che delimitano il campo di allenamento c’è un ragazzo, alto e decisamente corpulento, che ogni volta che la palla oltrepassa la rete ed esce dal campo la rimette in campo con una precisione quasi chirurgica con il suo sinistro.

Van Beek si avvicina al ragazzo e lo invita a partecipare all’allenamento.

Quando entra in campo i giocatori del Velox non riescono a nascondere qualche sorriso ironico.

Il ragazzo è alto più di un metro e 80 ma pesa 94 chilogrammi.

“E’ troppo grasso. E poi è troppo lento e sgraziato e calcia solo con il sinistro !” è quello che Mister Van Beek si sente ripetere praticamente da tutti, dirigenti e membri del team.

Prima ancora di compiere i 18 anni Wim Van Hanegem sarà titolare del Velox … grazie a Daan Van Beek che vide in lui qualcosa che nessun altro era riuscito a vedere.

… otto anni dopo Wim Van Hanegem farà parte di quel Feyenoord capace di vincere la prima Coppa dei Campioni nella storia del calcio olandese.

Il tributo completo a Wim Van Hanegem è raccontato qui http://www.urbone.eu/obchod/questo-e-il-nostro-calcio

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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