Uno degli aneddoti più discussi della storia del calcio è legato a quanto accadde il 15 maggio del 1974. Quella sera, allo stadio Heysel di Bruxelles, si gioca la finale della Coppa dei Campioni. Di fronte gli spagnoli dell’Atletico Madrid e i tedeschi del Bayern Monaco.

Per entrambi i club è la prima finale di Coppa dei Campioni della loro storia e il nervosismo e la tensione rendono l’incontro molto equilibrato anche se non certamente spettacolare.

Le due squadre chiudono i tempi regolamentari sullo zero a zero.

Si giocheranno i supplementari e in caso di parità la partita verrà rigiocata due giorni dopo.

A quei tempi niente calci di rigore …

Mancano solo sei minuti al termine del secondo tempo supplementare quando Luis Aragones, eccellente attaccante dei “Colchoneros” e in seguito meraviglioso tecnico, riesce a portare in vantaggio i suoi con un magistrale calcio di punizione.

Per l’Atletico Madrid sembra fatta.

Una squadra che aveva per 114 minuti messo la museruola ad attaccanti del valore di Uli Hoeness, dello svedese Conny Torstensson e soprattutto di Gerd Muller non dovrebbe avere troppe difficoltà a resistere per altri soli sei minuti.

Le lancette hanno già iniziato il loro ultimo giro quando Franz Beckenbauer, con i suoi compagni riversati nella metà campo avversaria, non trova di meglio che appoggiare lateralmente al compagno di squadra Hans-Georg Schwarzenbech.

Schwarzenbech è lo stopper dei rossi bavaresi e senza ombra di dubbio è il calciatore più scarso tecnicamente di tutto il team.

Il gigantesco difensore tedesco avanza qualche metro senza opposizione, arriva sulla trequarti ma è evidente che non sa cosa fare.

A quel punto sceglie l’opzione più semplice ma anche quella che, per uno con piedi non esattamente “vellutati” come i suoi, è la più rischiosa: tira in porta.

Il pallone si infila all’angolino alla destra del portiere spagnolo Miguel Reina.

E’ il gol del pareggio, l’insperato uno a uno raggiunto nella maniera più improbabile dal calciatore più improbabile.

Ed è esattamente su questo gol che nasce uno dei “culebron” come dicono in Spagna più dibattuti, controversi e famosi di tutta la storia di questo sport.

A raccontare quanto accaduto in quell’esatto momento fu, qualche tempo dopo, Juan Carlos Lorenzo, l’allenatore argentino che quella sera sedeva sulla panchina dei “Colchoneros”.

«C’è solo un colpevole per quanto accaduto. E’ il nostro portiere. E’ Miguel Reina l’uomo che ci è costato il trionfo. Al momento del tiro di Schwarzenbech era impegnato a regalare i suoi guanti ad un fotografo di “Marca” appostato dietro la sua porta. Grazie a questa stupidata ci toccò rigiocare una partita che avevamo già praticamente vinto» racconta il “mister” argentino.

«Finita la partita di Reina non c’era traccia. Scoprimmo solo in seguito che si era nascosto per la vergogna nello spogliatoio dell’arbitro. Quando finalmente uscì mi chiese scusa e mi pregò di dargli la possibilità di prendersi una rivincita nella ripetizione dell’incontro» prosegue Lorenzo che poi chiude amaramente  «come andò a finire lo sappiamo tutti purtroppo»

Per Miguel Reina (padre di Pepe, l’esperto portiere spagnolo campione del mondo 2010 con la sua Nazionale) non ci fu nessuna rivincita.

Il gol di Schwarzenbech aveva letteralmente stroncato la resistenza degli spagnoli che nella ripetizione opposero ben poca resistenza ai tedeschi.

Il Bayern trionfò per quattro reti a zero (doppiette di Hoeness e Muller).

A questo punto è fondamentale sentire anche la versione di Miguel Reina su quanto accaduto in quel fatidico centoventesimo minuto.

«Tutte fantasie dei media. Ci hanno ricamato sopra alla grande. Al fotografo avevo solo chiesto quanto mancava alla fine ma ero totalmente concentrato sulla partita. Stavo solo aspettando il fischio finale per poter festeggiare con i miei compagni … altro che fare regali ad un fotografo !»

Non ci sono immagini o fotografie ad immortalare i secondi precedenti al tiro del difensore tedesco.

Non sapremo mai come è andata esattamente.

C’è solo il video del gol.

E regalo al fotografo o meno … quel tiro Reina, che era posizionato proprio su quel palo, non avrebbe dovuto proprio lasciarlo passare …

https://youtu.be/2t8qVFacJNs
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Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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