GARY SHAW: Il biondino dell’Aston Villa

Quando nel 1982 vinse il trofeo “Bravo” istituito dal Guerin Sportivo per premiare il più promettente Under-21 europeo sembrava destinato a scrivere pagine importantissime nella storia del suo Aston Villa (con il quale aveva appena vinto la Coppa dei Campioni) e della Nazionale inglese.

Meno di un anno la dea bendata gli voltò le spalle.

E il futuro, quello di uno dei più talentuosi calciatori inglesi del periodo, non arrivò mai.

Tratto da http://www.urbone.eu/obchod/mavericks-cult-heroes-del-calcio-britannico un breve stralcio del tributo a Gary Shaw.

L’ultimo sogno, quello definitivo e forse più importante di tutti, per Gary Shaw non si realizzerà mai.

Nell’estate del 1982, nonostante la fresca vittoria in Coppa dei Campioni con il suo Aston Villa che lo vide tra i protagonisti assoluti Gary Shaw non riuscì ad entrare nei “22” di Ron Greenwood nella spedizione inglese per i mondiali di Spagna.

L’anno successivo arrivò anche la vittoria nella Supercoppa Europea, vinta nel gennaio del 1983 contro il Barcellona di Diego Maradona e Bernd Schuster.

Proprio al termine della partita di ritorno in cui Gary fu determinante (suo il primo gol che portò l’incontro ai supplementari e poi vinto dai Villans per 3 reti a 0) accadde qualcosa che forse vale più di un trofeo: Diego Armando Maradona, assente nei due incontri per problemi di salute, chiede al suo agente di recarsi negli spogliatoi dell’Aston Villa per farsi consegnare “la maglia numero 8 di quel biondino fenomenale”.

Queste le parole del “pibe de oro”.

Tre anni meravigliosi per Gary.

Un Campionato, una Coppa dei Campioni, una Supercoppa Europea a cui si vanno aggiungere riconoscimenti personali quali Miglior Giovane Giocatore dell’anno del campionato inglese nella stagione 1980-81 e addirittura l’anno successivo, quello della vittoria in Coppa dei Campioni, quello di Miglior Giovane Giocatore Europeo (il famoso “Guerin Bravo”).

Sembra tutto perfetto.

La Nazionale maggiore, l’ultimo sogno da realizzare è sempre lì, ad un passo.

Siamo nel settembre del 1983.

L’Aston Villa è sempre nei quartieri alti della classifica anche se un po’ dello smalto delle stagioni precedenti sembra ormai perduto.

I Villans giocano in trasferta a Nottingham.

Di fronte il Forest di Brian Clough che è invece la pallida controfigura dello squadrone che vinse la Coppa dei Campioni nel 1979 e nel 1980.

Gary Shaw riceve palla, finta con il corpo di andare a sinistra e poi sterza verso destra, in uno dei suoi classici movimenti.

Da dietro arriva un difensore del Nottingham, Kenny Swain, proprio l’ex compagno di squadra fino alla stagione precedente.

Swain entra fuori tempo, “spiazzato” dal movimento di Shaw.

Gli entra sul piede d’appoggio.

Gary va a terra. Ian Bowyer, il forte centrocampista del Forest, lo aiuta a rimettersi in piedi.

In quel momento, sono parole di Gary “ho sentito distintamente un crack, come qualcosa che si spezzava dentro il mio ginocchio”.

Una prima operazione e poi il recupero.

Forse affrettato.

Il ginocchio non regge e continua a gonfiarsi.

Altra operazione per “pulirlo” dai frammenti di cartilagine.

Un nuovo recupero.

Gary torna in campo.

Ma è evidente a tutti che non è più lui.

La sua agilità nel breve, i suoi repentini cambi di direzione, quella rapidità che unita alla incredibile capacità di “leggere” le giocate in anticipo sugli avversari non sono quelli di prima.

… CONTINUA …

E per chi lo ha amato e per chi non ha fatto in tempo conoscerlo ecco Gary Shaw in azione

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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