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Inghilterra

mondiali-brasile

 

"Il calcio é un gioco semplice: ventidue uomini inseguono un pallone per novanta minuti e alla fine vincono i tedeschi".

I Mondiali 2014 potrebbero chiudersi con questi titoli di coda, e nessuno avrebbe molto da ridire. Poco importa se l'ideatore di questa massima, il bomber inglese degli anni '80 Gary Lineker, ha visto soltanto una volta i tedeschi alzare la Coppa del Mondo, nel '90. Il medagliere tedesco conta 8 trofei mondiali (contando i tre piazzamenti principali) e 12 trofei europei: sono la nazionale più forte al mondo, e lo saranno ancora per molto tempo.

Al di là di questo, però, il mondiale brasiliano ci ha lasciato molto altro. Non si può non partire dall'incredibile tonfo dei padroni di casa, che si vedono soffiare la coppa per la seconda volta su due tornei organizzati. Col senno di poi potremmo dire che sarebbe stato molto più dignitoso per i brasiliani vedere la propria nazionale uscire all'ultimo minuto dei tempi supplementari nella partita contro il Cile. Ci si sarebbe appellati esclusivamente alla sfiga, le lacrime sarebbe state versate con più parsimonia e Felipao Scolari avrebbe potuto continuare a passeggiare per le strade di Rio senza il timore di essere pestato dal primo passante di turno. Invece no, la sfortuna ha deciso di far arrivare il Brasile il più in alto possibile, in maniera tale che, una volta caduto, il rumore si sarebbe sentito a migliaia e migliaia di kilometri di distanza.

Se guardiamo questo Mondiale più da vicino ci rendiamo conto di quanto il calcio contemporaneo sia diventato un inutile bluff, in cui l'aspetto economico e affaristico finisce quasi sempre per nascondere la vera essenza del calcio, ovvero lo spettacolo. Non possiamo certo attribuire al calcio-business le pessime prestazioni di nazionali come la Spagna, l'Italia, l'Inghilterra e il Portogallo, su queste squadre si dovrebbe aprire più di un capitolo a parte. Lo spettacolo di cui sto parlando riguarda altro.

 

 

gerrard

 

“De que planeta viniste, para dejar en el camino a tanto ingles?”. Poche cose al mondo sono più belle del goal di Maradona agli inglesi (il Goal, per intenderci). Una di queste è, secondo me, la sua telecronaca. Cantore di quel gesto fu il grande Victor Hugo Morales, artista della radio-telecronaca sportiva, colui che ha coniato gran parte dei soprannomi dei calciatori argentini (era lui, tanto per fare un esempio, che chiamo Zanetti:El Tractor). Fu lui che esclamò quella frase lì, insieme a tante altre che rimasero nella cultura argentina. Ma la piccola postilla ( o forse non tanto piccola…) è che Morales non era argentino, ma uruguayano (come se Bizzotto o Pizzul fossero austriaci…). Se Morales l’altra sera avesse potuto commentare per la televisione dell’Uruguay, probabilmente avrebbe scandito quelle stesse parole per Luis Alberto Suarez. C’è poco da fare: sul Mondiale è planato lui, da un altro pianeta, e lo ha cambiato. L’Uruguay dell’esordio era tremendo: lento, a terra fisicamente, con Cavani isolato. La sola presenza del Pistolero ha rivitalizzato gli animi della Celeste, infiacchendo quelli inglesi, che ben ne conoscono le doti da goleador implacabile. “Due gol dei suoi” avrebbe esclamato, se avesse potuto…Morales? No, Piccinini.

 

 

 

Roy-Hodgson

 

Gliel’avessero detto alla vigilia che Matteo Darmian, alla seconda partita in Nazionale, avrebbe fatto a fette Baines, si sarebbe messo a ridere. E invece oggi il buon Roy mastica amaro, e riflette. Cosa ha sbagliato l’Inghliterra? In fondo il Mister aveva ascoltato le preghiere dei tifosi d’Oltremanica, che chiedevano la qualità in campo, quelle punte tanto rapide e vivaci, incarnate da Sterling (a proposito, God Save Raheem). Eppure non è bastato, perché, come è ormai sovente per l’Inghilterra, sono sempre gli avversari ad averne di più, di qualità. Il 4-4-2 di Hogdson per una volta è stato davvero un 4-2-3-1, con Rooney a sinistra e Sterling centrale, mentre Welbeck stava a destra. Molti hanno messo in relazione la grande partita di Darmian con il fatto che Rooney stava da quella parte, e che quindi in teoria quello fosse il suo uomo. 

 

 

inghilterra

 

 

“Gli inglesi hanno inventato il calcio, ma non sono in grado di giocarlo”.

Diamanti aveva appena calciato il rigore che ci aveva mandato in semifinale a Euro2012, e qualcuno si avvicinò e mi disse questa frase, esasperato dai 120 minuti di non-calcio degli uomini di Hodgson. Difficile dare torto ad un’affermazione simile, dato che il Mondiale del 1966 resta, ad oggi, l’unico successo internazionale dell’Inghilterra. 

 

 


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