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Domenica, 18 Maggio 2014 05:36

Atletico Madrid campione della Liga 2014. El Cholo la mente, Diego Godin il braccio. I Colchoneros a caccia del double.

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Erano 54 anni che la Liga non si decideva con scontro diretto all'ultima giornata.

Una finale. Unica particolarità: una delle due contendenti poteva vincere pareggiando, l'Atletico Madrid, che a questa finale ci era arrivato avanti di tre lunghezze.

L'Atletico ha pareggiato, 1-1,  in terra catalana e a Neptuno è esplosa la festa.

Lo scontro diretto del Camp Nou non ha tradito. Partita al contempo maschia e ben giocata, drammatica, prima per l'Atletico, e dopo il triplice fischio per Messi e compagni,  lottata in ogni metro di campo, e dalle emozioni forti, aperta dall'inno del Barcellona cantato da tutti e 94.000 e conclusa da un'ovazione dedicata agli avversari da parte di tutto popolo blaugrana.

 

Mai il Barcellona nella sua storia aveva perso un trofeo sul proprio campo, e da dieci stagioni durava il duopolio Real-Barcellona nella Liga: ultimo titolo non galactico fu quello del Valencia di Rafa Benitez nel 2004.

A rompere questa tradizione l'Atletico Madrid low cost del Cholo Diego Pablo Simeone, uno che è stato mandato via dal Catania, non più tardi di tre anni fa, ha preso l'Atletico in zona retrocessione, e praticamente con lo stesso organico ora rischia di centrare la clamorosa doppietta Liga - Champions League, lasciandosi, quindi, per ben due volte alle spalle Real e Barcellona, dopo aver già vinto l'Europa League due anni fa.

E' la più grande impresa della storia dell'Atletico Madrid, che vince il campionato spagnolo per la decima volta, proprio nell'anno in cui il mondo Colchonero ha perso un grande uomo come Luis Aragones, e una delle più 

grandi imprese nella storia dei principali campionati europei.

 

 

 

Squadra superba quella del Cholo Simeone, ma nessuno a inizio stagione avrebbe potuto immaginare quella che oggi è una splendida realtà. 

Che i Colchoneros sarebbero arrivati davanti a Barca e Real nella Liga, e in finale di Champions eliminando nettamente il Barcellona e potendosi giocare, nel ruolo sì di sfavorita, ma anche a cuore più leggero, la finale di Champions contro il Real, era fantacalcio.

Sette milioni appena spesi negli ultimi due anni, ma organizzazione di gioco, schemi e cuore da top club, oltre ad un preparatore atletico che è meglio di qualsiasi Messi-Ronaldo.

Corre e lotta l'Atletico, non si scompone mai, non perde mai le distanze in campo e ha due armi micidiali: segna un gol a partita su calcio piazzato, grazie agli schemi del fido vice di Simeone, El Mono Burgos, e ad un gruppo di saltatori di prim'ordine (l'eroe di oggi Diego Godin, Miranda, Diego Costa), e soprattutto ha una difesa impenetrabile, per il secondo anno la migliore di Spagna e al momento la meno battuta anche della Champions.

Tre sole grandi individualità, Diego Costa, Thibaut Courtois, e Filipe Luis, terzino brasiliano che Dio solo sa perchè non farà i Mondiali, giocatore sublime.

Intorno a loro un gruppo di giocatori molto simili fra loro ma altrettanto interscambiabili: il furetto turco Arda Turan, el diez della squadra, Koke, Gabi, Adrian Lopez e Raul Garcia, che coprono perfettamente il campo facendo entrambe le fasi.

Squadra moderna quella che ha costruito il Cholo, e che oltre a una condizione fisica sempre al top e alla consacrazione di tutti i suoi uomini, ha durante la stagione acquisito la personalità e la sfrontatezza delle grandi squadre.

Imbattuta in sei sfide stagionali col Barcellona (cinque pareggi e la vittoria nel ritorno di Champions), zero i gol subiti da Leo Messi.

E l'andamento del match di oggi conferma tutto questo.

 

Dopo 45 minuti, infatti,  tutto sembrava perso.

Scesi in campo con la delusione del pareggio contro il Malaga di sette giorni fa ancora nel cuore, in mezzora i Colchoneros hanno subito tre mazzate che avrebbero steso qualunque squadra al Camp Nou, e che sembravano disegnare un pomeriggio da incubo.

Al 13' il capocannoniere Diego Costa è uscito per infortunio. Nuova lesione muscolare alla gamba già infortunata e finale di Lisbona quasi certamente di sofferenza in tribuna.

Al 20' esce Arda Turan, colpito da Fabregas.

Lacrime per entrambi, la fine del sogno sembra vicinissima, il Barca fa comunque sempre paura, anche se quelli di oggi sembrano gli zii in pensione di quelli del Tiki Taka.

Al 33' Alexis Nino Maravilla Sanchez, inventa da posizione impossibile il gol che può valere la Liga. Destro all'incrocio, imparabile anche per il fenomeno Courtois.

Da questo momento in poi, quando il Barcellona sembra poterne fare un sol boccone, gli uomini di Simeone a piccoli passi escono fuori.

Chiudono il primo tempo in attacco e iniziano la ripresa indemoniati.

 

Palo di Villa prima e gol di testa su calcio d'angolo di Diego Godin per il meritato pareggio.

Il Barcellona non reagisce praticamente più. Courtois è impegnato solo da un tiro da fuori di Dani Alves e neanche l'assalto finale produce pericoli.

Non un grande Barcellona, certamente un grandissimo Atletico.

Non vuol essere l'elogio degli ultimi, non vuol essere l'esaltazione di Davide contro Golia, ma certo è una storia di calcio come ce ne sono poche.

Bellissimo lo spettacolo del Camp Nou e la reciproca ovazione finale, con scambio di applausi fra il Cholo e il pubblico Barcelonista.

Che il calcio italiano possa prendere esempio da Diego Simeone e dai suoi ragazzi. Soldi spesi zero ma l'organizzazione, la personalità e la freschezza atletica per competere in Liga e in Champions. 

Non servono dieci acquisti per vincere la Champions, per battere gli sceicchi (ogni riferimento a fatti, persone e allenatori Campioni d'Italia è puramente casuale..)

 

L'Atletico ha eliminato 14 champions sul suo cammino (Milan, Brcellona e Chelsea), ha una rosa cortissima, quattordici titolari, non uno di piu e una panchina di scarti come Diego e El Principito Sosa, ricordato a Napoli in coppia con Lavezzi (dopo il tramonto), ma mette paura a tutti.

 

Vamos Atletico! Credo tiferemo per voi anche sabato, non ce ne voglia il sopracciglio di Carletto!

 

Letto 1560 volte Ultima modifica il Domenica, 18 Maggio 2014 05:50
Michele

27 anni. Laureato in giurisprudenza presso l'università Roma Tre. Master in diritto e impresa presso il Sole 24 ore. Appassionato di Premier League e dei suoi stadi, Nba e storie del calcio che fu. Tifoso del Milan. Giornalisti preferiti: Stefano Borghi, Gianni Mura e Federico Buffa. Sogno nel cassetto: vedere Boca Juniors-River Plate alla Bombonera.


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