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Calcio estero

Premier-League-2014-15

 

A soli trentacinque giorni dalla finale mondiale del Maracanà è ripartita la Premier League.

Il campionato più “ricco” del mondo si presenta ai nastri di partenza più incerto ed indecifrabile che mai.

La sensazione, confermata anche dai risultati del primo turno, è che il Chelsea di Mourinho e il City campione in carica di Pellegrini siano una spanna sopra tutte. Un gradino sotto, l'Arsenal e il Liverpool, grande delusa della passata stagione. Non giudicabili, almeno fino alla chiusura del mercato estivo, il Manchester United di Louis Van Gaal e il Tottenham.

Settecento milioni spesi sul mercato. A tanto ammonta il volume d'affari dell'estate d'Oltremanica.

Fantascienza pura, se pensiamo che prestiti, diritti/obblighi di riscatto, parametri zero e comproprietà sono ormai il pane quotidiano per i nostri esperti di mercato.

 

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Erano 54 anni che la Liga non si decideva con scontro diretto all'ultima giornata.

Una finale. Unica particolarità: una delle due contendenti poteva vincere pareggiando, l'Atletico Madrid, che a questa finale ci era arrivato avanti di tre lunghezze.

L'Atletico ha pareggiato, 1-1,  in terra catalana e a Neptuno è esplosa la festa.

Lo scontro diretto del Camp Nou non ha tradito. Partita al contempo maschia e ben giocata, drammatica, prima per l'Atletico, e dopo il triplice fischio per Messi e compagni,  lottata in ogni metro di campo, e dalle emozioni forti, aperta dall'inno del Barcellona cantato da tutti e 94.000 e conclusa da un'ovazione dedicata agli avversari da parte di tutto popolo blaugrana.

 

Mai il Barcellona nella sua storia aveva perso un trofeo sul proprio campo, e da dieci stagioni durava il duopolio Real-Barcellona nella Liga: ultimo titolo non galactico fu quello del Valencia di Rafa Benitez nel 2004.

A rompere questa tradizione l'Atletico Madrid low cost del Cholo Diego Pablo Simeone, uno che è stato mandato via dal Catania, non più tardi di tre anni fa, ha preso l'Atletico in zona retrocessione, e praticamente con lo stesso organico ora rischia di centrare la clamorosa doppietta Liga - Champions League, lasciandosi, quindi, per ben due volte alle spalle Real e Barcellona, dopo aver già vinto l'Europa League due anni fa.

E' la più grande impresa della storia dell'Atletico Madrid, che vince il campionato spagnolo per la decima volta, proprio nell'anno in cui il mondo Colchonero ha perso un grande uomo come Luis Aragones, e una delle più 

grandi imprese nella storia dei principali campionati europei.

 

 

 

 

“A me del ranking europeo non me ne frega nulla”! Come dare torto al nostro amico ormai saturo di stucchevoli calcoli e proiezioni su questo benedetto ranking europeo che, complice il quarto anno consecutivo senza finaliste europee, ci vede quinti dietro anche alla non certo irraggiungibile scuola portoghese.

Sbagliato trasformare il ranking in una ragione di orgoglio nazionale ma, certo è che, aldilà di mere valutazioni numeriche, anche questo weekend calcistico non fa altro che rimarcare quanto il calcio che piace, che diverte, il calcio che è Sport, si giochi altrove.

Mentre da noi si cerca di capire se ha sparato un pazzo isolato o se si trattava di un agguato organizzato (cosa cambi poi non si sa!), la maglietta del Carogna è più sudata di quella dei protagonisti del non match di Marassi, il derby di Milano si gioca a due all'ora e con meno tiri in porta degli italiani in campo nell'Inter, con buona pace dei nostalgici della semifinale di Champions, anno di grazia 2003, in Spagna (soprattutto) ed Inghilterra i giochi per il titolo sono ancora aperti e la matematica lascia possibilità a tre squadre quando mancano rispettivamente 180 e 90 minuti al gong.

E, in entrambi i campionati alla situazione di classifica attuale si è arrivati grazie alla professionalità e all'impegno di squadre che ai propri campionati niente più avevano da chiedere, Valencia e Crystal Palace su tutte.

 

 

 

L'inattesa sconfitta dell'Atletico Madrid ha riaperto prepotentemente la Liga con il Real Madrid che ha la grande possibilità di riacciuffare i cugini in testa alla Liga. Le merengues sono chiamate all'esame Valencia che vuole riscattare la dolorosa eliminazione dall'Europa League. 

Il primo squillo del match porta la firma di Cristiano Ronaldo che però calcia troppo centrale per Diego Alves. Ci prova ancora il Real Madrid con Sergio Ramos, il cui tiro viene murato dalla retroguardia avversaria. Chance ancora per i padroni di casa, questa volta per Benzema al 7’, l’attaccante francese stacca di testa da ottima posizione ma la sua conclusione finisce di poco fuori. Gli uomini di Ancelotti continuano a cercare insistentemente il gol del vantaggio, ma la linea difensiva del Valencia è attenta e contiene le azioni offensive del Real. Al 15’ il Valencia si rende pericoloso con Parejo, che anticipa tutti di testa ma trova solo i guantoni del portiere Diego Lopez. Al 22’ opportunità per il Real Madrid con Isco che prova la conclusione dalla distanza: un bel tiro, ma non troppo preciso, con il pallone che non centra lo specchio della porta. Ancora le merengues che attaccano a testa bassa con Cristiano Ronaldo che si fa parare un colpo di testa al 25’. Tre minuti dopo Xabi Alonso innesca Marcelo con un lancio millimetrico, ma il brasiliano viene segnalato in posizione di off-side. Al 30’ Bale e Cristiano Ronaldo sono i protagonisti del duetto che porta il gallese a liberare il tiro di sinistro: la palla però si perde sul fondo. Benzema si rende pericoloso al 32’ con una conclusione da posizione interessante, ma la mira è tutt’altro che precisa. Ancora Blancos, ancora Cristiano Ronaldo. L’attaccante portoghese calcia con sicurezza, ma la sfera si perde sul fondo. Nel momento di puro dominio degli uomini di Ancelotti, il Valencia sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da Parejo, Mathieu stacca con i tempi perfetti per mandare il pallone alle spalle di Diego Lopez e gelare il Bernabeu. E’ 1 a 0 per il Valencia al 44’. E dopo tre minuti di recupero, l’arbitro manda tutti negli spogliatoi con il vantaggio per gli ospiti. 

 

 

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