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Martedì, 13 Gennaio 2015 00:00

Manuel Neuer, ovvero l'elogio della follia!

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Un vecchio adagio dice che chi ama il calcio ma ha i piedi quadrati o fa l'arbitro o fa il portiere. La saggezza popolare, si sa, è immutabile e inopinabile, ma spesso fa a cazzotti con la realtà.

Di portieri pazzi nella storia del calcio ne abbiamo conosciuti tanti, uno su tutti il colombiano René Higuita, el loco, conosciuto in tutto il mondo per la spettacolare abilità di respingere i tiri avversari con il colpo dello scorpione. Sicuramente ne conosceremo altri in futuro, probabilmente anche di più pazzi, perchè una cosa è certa: soltanto un pazzo può scegliere di fare un ruolo così frustrante come quello del portiere. Esso porta con sé un carico di responsabilità che nessun altro ruolo può mai avere, una pressione psicologica e mediatica che in troppi hanno sperimentato, purtroppo anche in maniera tragica.

 

 

A differenza dei propri compagni di squadra il portiere ha un orizzonte di gioco ampissimo, è l'unico a poter dare indicazioni e consigli a chiunque, perchè riesce a guardare tutti gli uomini in campo mentre rincorrono il pallone lungo tutte le zolle del terreno. A differenza degli altri, però, la sua posizione strategica è ingabbiata da un recinto invalicabile, oltre il quale si apre un abisso, una voragine. Immaginate di essere sul terrazzo di un grattacielo di venti piani, da soli, senza la possibilità di parlare con nessuno per moltissimo tempo, sapete benissimo che se provaste a superare il terreno che si estende oltre i vostri piedi potreste cadere nel vuoto. Credo sia questa la sensazione di vertigine che provano tutti i portieri quando si accorgono che il pallone si sta irrimediabilmente avvicinando alla linea di porta, oppure quando si vedono costretti ad avanzare oltre i limiti della propria area per bloccare a tutti i costi l'avversario, ben sapendo che un fallo o un tocco di mano al momento sbagliato potrebbero costare un cartellino rosso, la caduta nell'oblio.

 

È a causa di questo insostenibile senso di solitudine, di vertigine, di claustrofobia che molti portieri si rifugiano nella pazzia, distruggendo ogni regola di buon senso, provando a riconquistare nuovi spazi di libertà e felicità. Non sempre, però, si riesce a trovare quella serenità interiore per sopportare questo ruolo. Il peso di una responsabilità fuori dal comune può schiacciarti fino a conseguenze folli, come accaduto all'ex portiere della nazionale tedesca Robert Enke (ex Hannover e Benfica), morto suicida sotto un treno il 10 novembre 2009, sul quale gravò anche il peso della morte prematura della figlia a soli 2 anni; oppure come accadde a Sergio Schulmeister, ex portiere dell'Huracan, impiccatosi a soli 25 anni nella cucina del suo appartamento.

Nella vita di tutti i giorni, intrappolati in ruoli e in responsabilità che ci vengono affidate (spesso) contro la nostra volontà, per colpa di un lavoro, di un'autorità, di una convenzione sociale, la depressione si nasconde dietro l'angolo, pronta ad assalire ogni tua debolezza. A nulla possono i farmaci, se non si ha quella grande forza di volontà che ti spinge ad abbattere i muri che ti circondano. Nel calcio questa grande forza di volontà possiamo chiamarla pazzia. Quella stessa pazzia che ha consentito a molti portieri di sopravvivere al proprio ruolo, senza farsi schiacciare dalla paura. Accanto al già citato Higuita si può fare il nome di Rogerio Ceni o di José Luis Chilavert, che hanno sfondato la staccionata della propria aria di rigore, correndo nella metà campo avversaria ogni qual volta c'era da battere una punizione a limite dell'area. Quei calci di punizione erano urla, con le quali i due portieri annunciavano la loro volontà di uscire dalle mura della solitudine per cercare nuovo ossigeno. Di questa schiera di pazzi Manuel Neuer è soltanto l'ultimo in ordine anagrafico, e forse il più celebrato perché gode di riflesso dell'indiscutibile notorietà del calcio europeo.

 

A 28 anni è indiscutibilmente il portiere più forte del mondo, già da qualche anno. Centonovantatre cm di altezza e novanta kg di peso non gli impediscono di essere agile, rapido, svelto e con i riflessi di un gatto. A guardarlo in faccia sembra il classico bravo ragazzo, core de nonna, che non incute timore a nessuno. A guardarlo giocare, invece, non si può non provare un brivido di piacere ogni qual volta esce palla al piede fuori dall'area di rigore, o dribbla un avversario con la nonchalance degna di un Baresi, o anticipa un attaccante con un colpo di testa in tuffo. Dice di ispirarsi ai portieri di pallamano, ma è pur vero che quando ti alleni tutti i giorni con fenomeni del calibro di Müller, Robben, Schweinsteiger, Götze e Ribery la voglia di azzardare un dribbling esce quasi spontanea. È quell'irresistibile voglia di dimostrare a chiunque che anche tu sei in grado di fare ciò che tutti sanno fare, quel desiderio di calcare zolle di campo che quasi ontologicamente il portiere non può e non deve calcare che spinge Neuer a giocare lontano dai pali. Il suo obiettivo non è tanto quello di difendere la porta, quanto quello di difendere la bellezza del ruolo più difficile del gioco del calcio. E per farlo conosce un'unica strada: abbandonare ogni convenzione, ogni regola scritta, andando alla ricerca di territori inesplorati, di zolle di campo mai calcate, di giocate vietate in tutte le scuole calcio. In un'unica parola: affidarsi alla pazzia.

 

In fondo, tutti abbiamo sperato che le mani nude di Neuer potessero abbracciare il pallone più prezioso del calcio, ma tutti eravamo ugualmente certi che fosse il solito CR7 a portarsi a casa un trofeo più che meritato. Se pensiamo che grandissimi campioni come Del Piero, Maldini o lo stesso Henry non hanno mai vinto un Pallone d'oro, pur meritandolo più e più volte, vedere Neuer sul gradino più basso del podio non fa poi così dispiacere. Non è con i trofei che si scrivono nuove e splendide pagine di storia del calcio, l'importante è lasciare un segno indelebile per tutti quelli che verranno dopo. Nel 1963 ci riuscì Lev Jašin, nulla esclude che il gigante di Gelsenkirchen possa riuscirci fra qualche anno.

D'altra parte, se si vuole essere ricordati nel mondo del calcio bisogna essere o incredibilmente bravi o incoscientemente pazzi. Se le due cose vengono a coincidere... be' o sei Diego Armando Maradona o sei Manuel Neuer!

 

 

 

 

Letto 1308 volte Ultima modifica il Martedì, 13 Gennaio 2015 18:22

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