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Sabato, 24 Maggio 2014 00:00

Atlético Madrid-Real Madrid: ¡Mas que un derby!

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Sarà “la Décima” o “la Priméra”? Sarà merengues o colchoneros? Sarà Real o Atletico? Mille interrogativi, milioni di pronostici, una sola certezza: sarà Madrid la capitale calcistica europea. Per la prima volta nella storia della Champions League, l’atto finale sarà disputato da due squadre della stessa città. Un altro primato per il “futbol” spagnolo, colonna portante e principale di tutto il movimento calcistico d’Europa. Sebbene sia la prima volta di un derby cittadino in finale, nella Uefa Champions League non si è nuovi a scontri fra “vicini di casa”. Come dimenticare la sfida tutta milanese fra Inter e Milan nella semifinale della Champions League2002/2003 e i quarti del 2004/2005 o il derby di Londra fra Chelsea e Arsenal nei quarti di finale del 2003/2004. Spulciando fra gli almanacchi storici, risulta che lo stesso derby madrileno fra Atletico Madrid e Real Madrid non è poi un inedito della competizione per club più importante d’Europa. Nella stagione 1958/1959, furono ben tre le sfide fra Atletico Madrid e Real Madrid, valide per conseguire l’accesso alla finale. Quella volta, non bastarono due matches per decretare il vincitore e, visto che non era stata ancora studiata la regola di assegnare un doppio valore ai gol segnati in trasferta, e i supplementari (conditi magari dalla lotteria dei rigori) non erano nemmeno stati concepiti, dopo una vittoria per 2-1 del Real e la pronta risposta dell’Atletico al ritorno (1-0), fu lo spareggio a decretare chi dovesse approdare in finale. In quel caso furono le merengues a spuntarla (2-1) e in finale batterono lo Stade Reims, aggiudicandosi per la quarta volta la coppa dalle grandi orecchie. Era sicuramente un altro calcio, ancora in bianco e nero e con il pallone duro e marrone, i giocatori non vivevano nel lusso e non c’era la pressione mediatica di adesso. La finale-stracittadina è sicuramente  un inedito. Lisbona, invasa da un’orda di madrileni, ha su di se gli occhi di tutto il globo terracqueo. I tifosi dell’Atletico e del Real sono partiti di buon ora da Madrid, a bordo di pullman e macchine private al grido “A por la Primera!” o “Vamos por la decima!”. Un clima derby inedito agli occhi di noi italiani. Ora, non per fare il catastrofista ma attenendomi agli ultimi fatti che hanno caratterizzato il calcio nostrano, se a sfidarsi fossero state due squadre come Milan e Inter o Roma e Lazio, probabilmente staremmo qui a parlare di scontri e a registrare il numero di feriti. Molti tifosi di Real e Atletico invece sono partiti insieme e, per esempio, all’area di servizio di Alcochete ( a pochi chilometri da Lisbona) si sono fermati a “desayunar” uno di fianco all’altro. Di polizia, lacirmogeni, scontri e mazze nemmeno l’ombra. Chiusa la parentesi critica, occhi puntati al match! Come arrivano le due squadre alla sfida più importante della stagione?

 

 

 

Qui Atlético-  Breve sondaggio. Quanti di voi, a Settembre, pensavano di vedere l’Atletico Madrid in finale, per giunta presentandosi da fresco campione della Liga? Siate sinceri, io credo nessuno. Il Cholo Simeone ha compiuto un vero e proprio miracolo. Vittoria in Liga all’ultima giornata, riuscendo ad impattare con il Barcellona al Camp Nou e finale di Champions annichilendo il Chelsea in semifinale. Un cammino trionfale per i Colchoneros, che diventerebbe epico e forse irripetibile nel caso di Doblete. Simeone, con una bella squadra, ma non con i grandi nomi presenti nelle rose dei top club europei, è riuscito a stupire tutti. Se Villa da attaccante sulla via del tramonto si è rivelato nuovamente il furetto magico che tutti conosciamo, se Diego Costa da buona punta si è trasformato in marcatore implacabile e richiesto da tutta Europa, se Courtois da “scarto” del Chelsea è diventato uno dei portieri più forti del mondo(per non parlare di Diego e Tiago, veri e propri bidoni in terra nostrana), beh il merito è tutto dell’ex centrocampista di Inter e Lazio, ora tecnico dei biancorossi. Un mix di garra argentina e fine organizzazione tattica, prima uomini, poi calciatori. È questo il merito del Cholo: aver conferito ai suoi una grinta, una voglia di non lasciare nulla al caso, una consapevolezza nei propri mezzi, che tutti i calciatori dovrebbero possedere per fare il salto da buon giocatore a campione. Il tutto condito da una difesa impenetrabile e da un reparto offensivo che ha in Diego Costa il terminale ideale. I dubbi tattici per questa sfida sono tutti legati proprio alla presenza o meno del delantero ispano-carioca nel match dei match. Il numero 19 è reduce da una lesione di I grado al bicipite femorale della gamba destra e le sta provando tutte per essere dell’incontro. Si è recato addirittura in Serbia, per sottostare alle cure di  Marijana Kovacevic, famosa per trattare gli infortuni muscolari dei calciatori con la placenta di cavallo. Metodi avvenieristici o da santone, chissà. Fatto sta che ieri il Cholo non ha sciolto i dubbi, e la presenza di Diego Costa e di Arda Turan è ancora in forte dubbio. Se comunque il brasiliano naturalizzato spagnolo dovesse farcela, l’undici iniziale sarà piuttosto scontato: 4-4-2 Courtois fra i pali; retroguardia con Juanfran, Godin, Miranda e Felipe Luis, in mediana  Koke, Tiago, Gabi, Arda Turan (il turco è ancora in forte dubbio) e in attacco Villa e Diego Costa. Nel caso in cui il numero 19 non ce la facesse, il 4-4-2 si trasformerebbe più in un 4-5-1, più tendente alla copertura, con Villa(o Luis Garcia) a fare da punta e non più da raccordo fra centrocampo e attacco. Il Cholo stesso in questo caldo prepartita ha dichiarato di non sapere che recupererà, ma comunque non ha importanza. ”Sappiamo interpretare molto bene i momenti della partita, ci sono più modi di dominare il gioco e noi abbiamo il nostro.” E come dargli torto? I colchoneros, grazie all’identità e all’organizzazione del collettivo impiantatagli dal mister, è riuscita a vincere il campionato pareggiando a Barcellona, recuperando lo svantaggio senza Arda Turan e Diego Costa.

Qui Real- Finalmente verrà sfatata la maledizione della Décima? Riusciranno i blancos a portare a casa un trofeo che da molti, troppi anni per un club di tale livello, manca nelle bacheche del Santiago Bernabeu? I tifosi dei galacticos, abituati a scenari di questo genere, hanno ancora negli occhi la finale di Glasgow del 2002, quando un fantastico tiro al volo dal limite dell’area di Zinedine Zidane permise alle merengues di alzare per la nona volta la coppa dalle grandi orecchie. Da lì, si fa per dire, solo delusioni in campo europeo. Riuscirà Carletto Ancelotti a riuscire dove hanno fallito allenatori del calibro di Capello e Josè Mourinho? Il Carletto nazionale è già riuscito nell’impresa di arrivare in finale. Però questo non basta, con una squadra del genere, composta da fenomeni superpagati, l’unico obiettivo a cui tendere è la vittoria finale. Il tecnico italiano sembra essere riuscito a creare una squadra bella ma vincente, esiste un vero e proprio impianto di gioco da abbinare a giocatori di qualità sopraffina. Ma come arriva il Real Madrid a questa finale? I dubbi tattici, per ovviare alle assenze, non sono certo pochi per Carletto da Reggiolo. Sicura l’assenza del metronomo del centrocampo Xabi Alonso, squalificato in virtù del cartellino giallo e della conseguente diffida scattata dopo la semifinale contro il Bayern. Sospiro di sollievo invece per Cristiano Ronaldo, reduce da un infortunio  al flessore, che sembra però recuperato. Il portoghese tra l’altro ci tiene particolarmente a far bella figura (come se ne avesse bisogno!) davanti al suo pubblico.  Casillas confermato in porta, con Carvajal e Coentrao più di Marcelo sulle fasce. Quasi certo il forfait di Pepe al centro, già pronto Varane al suo posto, anch'egli reduce da un lungo stop, che farà coppia con Sergio Ramos. In mezzo al campo il dubbio è fra Khedira e Illaramendi, con il basco in leggero svantaggio sul tedesco; poi Modric e Di Maria. In attacco, oltre al pallone d’oro CR7, spazio a Bale e Benzema, anche se il francese è ancora in dubbio a causa di un infortunio muscolare. Nel caso non ce la dovesse fare, spazio a Isco.

Lisbona capitale di Spagna per un giorno, scenario di una sfida storica, che darà la gloria cittadina, nazionale e europea a una squadra soltanto. La regina delle Coppe, una sconfitta sarebbe ben più di una Coppa in faccia (cit.). Speriamo solo di non vedere le strade di Madrid piene di graffiti con su scritto Diego Costa/Modric ’71!

 

 

Letto 1286 volte Ultima modifica il Lunedì, 26 Maggio 2014 10:58
Fulvio Fantera

Studente di giurisprudenza, appassionato più di tattica che di codici. Amante di Roma, della Roma e stregato da Rudi Garcia. Rivede in Totti l'archetipo del giocatore ideale e nel colpo di tacco l'essenza del calcio.


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