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Attualità Calcistica

manuel-neuer-gespraech

 

 

Un vecchio adagio dice che chi ama il calcio ma ha i piedi quadrati o fa l'arbitro o fa il portiere. La saggezza popolare, si sa, è immutabile e inopinabile, ma spesso fa a cazzotti con la realtà.

Di portieri pazzi nella storia del calcio ne abbiamo conosciuti tanti, uno su tutti il colombiano René Higuita, el loco, conosciuto in tutto il mondo per la spettacolare abilità di respingere i tiri avversari con il colpo dello scorpione. Sicuramente ne conosceremo altri in futuro, probabilmente anche di più pazzi, perchè una cosa è certa: soltanto un pazzo può scegliere di fare un ruolo così frustrante come quello del portiere. Esso porta con sé un carico di responsabilità che nessun altro ruolo può mai avere, una pressione psicologica e mediatica che in troppi hanno sperimentato, purtroppo anche in maniera tragica.

 

 

tavecchio

 

Non è dalle stronzate che si giudica il futuro presidente della FIGC. Stronzate, nel senso che soltanto uno stronzo può permettersi il lusso di fare una battuta razzista in un momento clou della campagna elettorale, senza per questo sentirsi in obbligo di fare un passo indietro.

Carlo Tavecchio è un uomo molto in avanti con gli anni e molto indietro nella capacità di esprimere un concetto senza pestare i piedi alla grammatica, alla logica o al buon senso. La battuta infelice su Optì Pobà, però, è soltanto la punta di un iceberg che andrebbe analizzato da cima a fondo. La battaglia tra il grande vecchio e il giovane Demetrio è qualcosa che va ben al di là di uno scontro generazionale ai vertici del calcio italiano, come in molti ancora credono. Per quanto Tavecchio rappresenti la continuità e il conservatorismo del nostro sistema-calcio, dall'altro lato ancora latitano idee "giovani" su come ristrutturare un mondo ormai trasandato, nel quale la debacle al Mondiale rappresenta soltanto l'ultima disgrazia in ordine di tempo. Mentre altre federazioni (vedi quella belga o quella tedesca) hanno saputo rialzarsi solo tramite cambiamenti rivoluzionari del proprio calcio nazionale, in Italia si sta discutendo sul nulla. Non un'idea efficace su come valorizzare i giovani provenienti dall'intero territorio nazionale, magari attraverso la creazione di accademie regionali o provinciali; non una parola su come contrastare efficacemente il gap tecnico che separa il nostro calcio da quello di altri paesi. Albertini, che dovrebbe essere la mente fresca e giovane pronta a buttare sul tavolo idee rivoluzionarie, ha sinora mostrato carte deboli per contrastare la rete di concensi messa in piedi da Tavecchio. D'altra parte, essendo cresciuto sotto il nume tutelare di un altro grande vecchio come Matarrese, non ci possiamo aspettare certo la presa del Palazzo d'Inverno. Per questo la lotta al vertice tra i due candidati ha tutt'altro che il sapore di uno scontro generazionale.

La candidatura di Tavecchio puzza di marcio a distanza di km, o di decenni – come volete. Quando nel '99 fu eletto a capo della Lega Nazionale Dilettanti portava con sè un curriculum di tutto rispetto: condanna a 4 mesi di reclusione nel 1970 per falsità in titolo di credito continuato in concorso; 2 mesi e 28 giorni di reclusione nel 1994 per evasione fiscale e dell’Iva; 3 mesi di reclusione nel 1996 per omissione versamento di ritenute previdenziali e assicurative; 3 mesi di reclusione nel 1998 per omissione o falsità in denunce obbligatorie; 3 mesi di reclusione nel 1998 per abuso d’ufficio per violazione delle norme anti-inquinamento più multe complessive per oltre 7.000 euro. Non ho alcuna intenzione di fare un discorso giustizialista, anche perché non è questo il mio modo di ragionare, ma induce a pensare questa spiccata predisposizione agli affari in barba alle leggi dello Stato italiano.

 

kakà

 

Caro Riccardo,

con molta probabilità non leggerai mai questa lettera, ma non sarà certo questo a trattenermi.

C'ho messo qualche giorno prima di prendere in mano una penna e iniziare a scrivere queste parole. Mi ci è voluto del tempo per rielaborare questo distacco, il secondo, l'ultimo. C'è chi si abitua facilmente alla lontananza, soprattutto quando ci si lascia più di una volta. Io no. Non mi abituo mai agli arrivederci, figuriamoci agli addii.

 

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REAL MADRID

 

I. CASILLAS 5,5: L'eterno numero uno madridista sarà pure uno dei portieri più forti di sempre, ma ogni tanto scambia l'area di rigore per una pista di ballo. Ancora non è chiaro se fosse rumba, salsa o tango il passo di danza sul gol di Godin; deve ringraziare il suo numero 11 se oggi si l'attenzione dei media non è tutta su di lui. Don Lurio.

F. COENTRAO 5,5: Non è stata certo la partita della vita per il terzino destro dei blancos. All'inizio ha sofferto l'incisività degli uomini del Cholo, senza portarsi in avanti con le sue solite sgaloppate. Scolastico. ('58 MARCELO 7: Dal momento che entra in campo scombussola i reparti arretrati dell'Atletico. Corre, dribbla e segna il 3-1 come se fosse una partitella d'allenamento. Inasserstabile.)

S. RAMOS 6,5: Il migliore dei difensori di Carlo Ancelotti. È lui il vero capitano e l'orgoglio di questo Real. Detta legge e tempi nell'area di rigore, anche perchè se si dovesse affidare a Casillas sarebbe spacciato. Il colpa di testa nei minuti di recupero è un autentico miracolo. La S. davanti al cognome sta per Santo.

D. CARVAJAL 5,5: Prestazione simile all'altro terzino. Nel primo tempo prende più calci che palloni, nel secondo soffre molto le percussioni di Koke e Adrian che lo mandano in bambola più di una volta. Distratto.

VARANE 6: La partita per lui si fa in discesa quando Diego Costa abbandona il campo. Villa non gli procurerà molti problemi, ma è costretto a difendersi dalla furia di Simeone che entra in campo non certo per fargli i complimenti, dopo un insulto di troppo. Provocatore.

A. DI MARIA 7,5: semplicemente formidabile. Ha un passo in più rispetto agli altri, corre come un pazzo, lo fermi soltanto se ti metti di traverso. Splendida l'azione che ha portato al gol di Bale. 'Cezionale.

S. KHEDIRA 5: Non è Xavi Alonso e ce ne siamo accorti tutti, e l'infortunio che lo ha acciaccato per molti mesi ce ne dà la conferma. Soffre a centrocampo e Ancelotti pensa bene di tirarlo fuori. Ingombrante. ('58 ISCO 5,5: il suo ingresso in campo non ha cambiato gran che nella partita. Impalpabile).

L. MODRIC 6,5: Lottatore, sicuro con la palla al piede, gliela togli soltanto con le cattive. Certezza.

C. RONALDO 6:  Doveva essere il match più importante della sua stagione, per questa partita aveva fatto salti mortali pur di esserci, ma alla fine è come se non ci fosse stato. Praticamente estraneo per tutta la partita fino alla realizzazione del penalty. Non è dagli addominali che si giudica un campione. Dandy da strapazzo.

G. BALE 7: le prova tutte nei tempi supplementari, sbaglia l'impossibile, sembra che la porta sia stregata per lui. Ma dopo un'azione travolgente di Di Maria si fa trovare al posto giusto e la piazza dentro. Decisivo.

K. BENZEMA 5: Ancelotti lo rischia sin dal primo minuto, nonostante non fosse al 100%. la prestazione lo dimostra. Courtois non lo ha visto calciare una volta in porta. Assente. ('79 MORATA S.V.)

C. ANCELOTTI 7,5: Non ha sbagliato praticamente nulla. Ha letto la partita così come ci si aspettava per un derby finale di Champions. Azzecca la mossq giusta quando manda in campo Marcelo. Ormai non ci sono più dubbi, è lui il più grande. Carlo Magno.

 

 

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